I. Malfatto-D.Redaelli
PRIMO CARNERA
Edizioni Biblioteca dell'Immagine
La storia di Primo Carnera, definito in tanti modi, oltre al Gigante buono, il Colosso dai piedi d'argilla, La montagna che cammina, e' la storia di un uomo affamato e senza sogni che diventa un pugile, un pugile Campione del mondo dei pesi massimi nel 1933.
Il leggendario pugile friulano nasce nel 1906 a Sequals, ora provincia di Pordenone, da una famiglia poverissima, non conosce nulla del mondo, parla solo dialetto, ha lasciato la scuola in quarta elementare perche' c'era bisogno assoluto di lavorare per sedare i morsi della fame nera.
La famiglia e' umilissima, il padre Isidoro fa l'operaio per ricostruire il ponte distrutto dai bombardamenti sul fiume Meduna, ma non basta, dovra' emigrare in Egitto per sfangarla. Primo invece emigra in Francia, a Le Mans, dove ha dei parenti, e pare che la' tutti abbiano un paio di scarpe e si mangi fino a sfamarsi. La fame di Primo e' insanziabile, lui e' un vero e proprio gigante per quei tempi, e' alto piu' di 2 metri ed e' affetto da acromegalia, che lo fa apparire sgraziato e disarmonico. Senza soldi in tasca e senza un mestiere viene reclutato come fenomeno da baraccone in un circo e sfruttato a lungo.
Viene pero' notato da un impresario e lentamente comincia la sua ascesa inarrestabile che lo portera' fino negli States.
Carnera sbarca negli Usa in dicembre del 1929, anno tristemente noto per la Grande Depressione e diventa una merce da vendere al miglior prezzo a gente in cerca di forti emozioni, per dimenticare gli anni bui, per avere degli eroi , per essere meno disperata.
Primo ce la fa, da uomo affamato entra nell'immaginario collettivo come simbolo dell'italiano che ha realizzato un sogno lontano, eletto dal fascismo emblema di forza e virilita' italica nel mondo.
Catalizza istanze collettive, accende gli occhi alla speranza dei friulani nel mondo e non solo, anche degli italiani tutti sparpagliati nel globo. La parabola discendente non lo lascia immune dallo sfruttamento, dalle frodi, dai tradimenti, ma Carnera mette a frutto la popolarita' conquistata nel pugilato per riciclarsi con il catch, la lotta libera professionista americana, ora nota come wrestling, un misto di atletismo e recita, competizione e business; il fenomeno da baraccone sopito in lui ha modo di riemergere.
Per morire pero' torna nella sua tana, a Sequals, dove ha fatto edificare Villa Carnera, ora aperta ai turisti. Riposa nel cimitero del paese, in via Pasolini, un'altro grande che ha vissuto la sua infanzia in un piccolo paese friulano.
