lunedì, 31 dicembre 2007
The Birth of the World,1925 Moma, Ny

Miro' 1893-1983

Spazi Espositivi della Provincia di Pordenone, fino al 2 marzo 2008

Tel 0434 231418

"Faro' emergere il mio lavoro come il canto di un uccello o la musica di Mozart, senza sforzo apparente, ma pensato per  lungo tempo e lavorato all'interno"

Cosi' Joan Miro' sintetizzava la sua visione poetica e fiabesca del mondo.

La mostra di Pordenone, organizzata dalla Triennale europea dell'incisione, presenta ottanta opere dell'artista catalano provenienti da una delle gallerie moderne piu' importanti del mondo, lo Sprengel Museum di Hannover.

Io ho potuto vederlo anche l'estate scorsa al Moma di New York.

Diceva Miro':"Un'incisione puo' avere la stessa bellezza e dignita' di un buon quadro"

www.triennaleincisione.it

info@triennaleincisione.it

 

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categoria:eventi, arte, foto, viaggi dellanima
lunedì, 24 dicembre 2007
vvangogh  notte stellata

Sono una stella del firmamento

che osserva il mondo, disprezza il mondo

e si consuma nella propria luce.

Sono il mare che di notte si infuria,

il mare che si lamenta, pesante di vittime

che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.

Sono bandito dal vostro mondo

cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,

sono il re senza terra.

Sono la passione muta

in casa senza camino, in guerra senza spada

e ammalato sono della mia propria forza.

Hesse

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categoria:poesia, arte, foto, emozioni
venerdì, 21 dicembre 2007

Ora porta una giacca nuova fiammante e non piu' lo smoking, questa e' l'unica differenza.

L'avvocato astigiano chansonnier dalla voce roca da fumatore incallito ha lo smalto di sempre, charmant e brillante.

Al Teatro Verdi la sua voce suadente ha calamitato molta gente, la performance e' stata ottima, le sue esibizioni sempre molto ammirate.

Circondato da preziosi polistrumentisti, raffinato, qualche smorfia, un ghigno, mentre gli arrangiamenti swingheggiano.

Si vede che c'e' anche autocompiacimento perche' il pubblico, corteggiato dall'istrione, e' sedotto completamente, in balia alla suggestione che ha saputo provocare.

Ci sono i suoi vecchi  cavalli di battaglia, da "Genova per noi", che risale ad oltre 30 anni fa, alle ultime canzoni del 2004 "La casa cinese", "Sonno elefante", il struggente"Il regno del tango" e "La vecchia giacca nuova", per cui ha concesso il bis.

"Via con me" e' quasi cantata in coro da tutti, poi crea atmosfere degne di una "Ville Lumiere", sprigiona profumi da boulevard, lui che e' di casa all'Olimpia.....ah....come sarebbe bello andare via con lui...a scoprire nuove vite....it's wonderful my baby.....

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categoria:vita, canzoni, eventi, sentimenti, emozioni
lunedì, 17 dicembre 2007

autunno 08 016

 

Disse un filo d'erba a una foglia d'autunno: "Fai un tal rumore quando cadi!

Mandi all'aria tutti i miei sogni invernali".

La foglia replico' indignata: "Creatura permalosa e vile! Chi nasce in basso, rimane in basso.

Tu non vivi negli strati elevati dell'etere e non puoi esprimere ne' suoni ne' canti".

Poi la foglia autunnale giacque a terra e si addormento'.

E quando la primavera fece ritorno, si risveglio', ormai divenuta un filo d'erba.

Quando torno' l'autunno ed il sonno dell'inverno comincio' ad avvolgerla, attorno a lei e su di lei caddero le foglie secche.

Borbotto' fra se': "Queste foglie autunnali! Fanno un tal rumore!

Mandano all'aria tutti i miei sogni invernali"

 

K. Gibran

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categoria:poesia, vita, foto
lunedì, 10 dicembre 2007

 "Per i detenuti il rispetto del giorno solenne assumeva addirittura le forme di un certo qual decoro; pochi gironzolavano; tutti erano seri e come impegnati in qualche cosa, sebbene molti non avessero quasi nulla da fare.

Ma anche gli oziosi e gli sfaccendati si sforzavano di mantenere un certo contegno....Oltre a un'innata venerazione per il giorno solenne, il detenuto inconsciamente percepiva che, osservando la ricorrenza, era come se si mettesse in contatto con il mondo intero...

Anche Akim Akimyc si preparava molto intensamente alla festa.

Non aveva ricordi familiari poiche' era cresciuto orfano in casa altrui e praticamente all'eta' di 15 anni era stato mandato a fare un lavoro pesante...

E non era religioso in alcun modo particolare dal momento che la sua morigeratezza pareva aver inghiottito tutti gli altri talenti e le pecularieta' della sua persona, tutte le passioni e desideri, buoni o cattivi.

Una volta, una sola volta nella vita aveva provato a fare di testa sua: ed era finito in prigione"

Cosi' scriveva Fedor Dostoevskij nel racconto Le feste di Natale contenuto nel libro Memorie di una casa morta.

Il racconto e' autobiografico, infatti il grande romanziere russo visse una terribile esperienza all'eta' di 28 anni, quando fu condannato a morte per aver aderito ad un circolo di intellettuali socialisti; il giorno dell'esecuzione miracolosamente giunse la grazia dello zar e la condanna fu commutata in quattro anni di lavori forzati nella gelida Siberia, terra di espiazione per molti dissidenti.

Il geniale scrittore narra la psicologia umana della terribile vita quotidiana in un carcere russo proprio durante un Natale, quando " i giorni delle feste si appiccicano alla memoria dei detenuti come indelebile ricordo"

Pagine che sono un diario in cui si specchiano luci ed ombre di ogni uomo, come sa fare magistralmente il grandissimo autore.

Un ritratto lucido di una tragica vita a parte, che si svolge al di la' dei confini del normale ed ha i suoi riti, le sue regole, i suoi tabu'.

Un racconto di grande umanita' e compassione, come trapela sempre negli scritti

del grande Dosto!

Un bel regalo di Natale!

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categoria:libri, vita, arte, sentimenti, emozioni
mercoledì, 05 dicembre 2007

Antonio Caporale

"Impuniti"

Storie di un sistema

incapace, sprecone

e felice

" E' un tratto caratteristico del nostro Paese.

Gli uomini passano, le colpe restano e non c'e' mai nessuno che se ne assuma la responsabilita'.

Non si sa bene chi debba o possa rimediare agli errori, alle mancanze, agli scempi.

Dirigenti scellerati si dimettono da consigli d'amministrazione dietro pagamento di liquidazioni milionarie; politici si lasciano alle spalle bilanci disastrati, enti prossimi al fallimento, per rifarsi una verginita' con un nuovo incarico, che nulla sa del precedente.

Incarico nuovo, vita nuova e reputazione tirata a lucido.

Per alcuni il conto in banca lievita a ogni passaggio, per altri ogni passaggio e' un grado in piu' nella scala del potere.

Non sono latitanti.

Non fuggono, ne' si nascondono, i responsabili.

E' la memoria corta del Paese che li rende irreperibili.

Fa di loro degli incolpevoli e dunque degli impuniti." 

Dopo "La casta" di G. Antonio Stella, arriva  questo libro che accende i riflettori sull'occultamento collettivo delle responsabilita', tecnica formidabile nel nostro Belpaese.

 Antonio Caporale e' un giornalista del quotidiano "La Repubblica", cura la rubrica "Breviario", pillole esileranti e tragicomiche e fa interviste senza tanti peli sulla lingua.

Il quarto capitolo del libro intitolato "Federalismo: io spreco, tu sprechi, egli spreca" e' quasi comico, se non fosse demenziale e quasi tragico.

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categoria:politica, libri, vita, abuso di potere