venerdì, 28 marzo 2008

Jorge_Amado

 

 

Quando usci' il romanzo "Dona Flor e i suoi 2 mariti", molti intellettuali non gradirono  questo libro ritenuto d'intrattenimento, perche' Amado, gia' premio Stalin per la Pace, sembrava che abdicasse alla sua vocazione  di intellettuale organico alla sinistra.

E' un libro sognante, ironico, magico; la cornice e' l'incantevole Salvador de Bahia, dalla forte impronta africana, sia come usanze che come costumi.

La storia ha aspetti folkloristici e piccanti, con una stretta connessione tra cibo speziatissimo ed erotismo.

Dona Flor, si chiede:"Perche' si deve sempre aver bisogno di 2 amori, perche' non ci basta averne uno solo nel cuore?"

Lei, giovane e bellissima bahiana, cuoca eccezionale ed amante infuocata, rimasta vedova dell'appassionato marito Vadinho, si risposa con Teodoro, un farmacista benestante e troppo tranquillo, troppo diverso dal defunto coniuge.

La sera prima del matrimonio Vadinho le appare in sogno e la rimprovera duramente per il "tradimento" a suo danno.

Turbata, Flor ricorre allora alle armi della magia e riesce ad ottenere che lui torni in vita solo ed esclusivamte per lei, che riprenda ad amarla con la consueta passione e a trascinarla in sfrenati samba.

Da questo libro ho trascritto molte ricette che Dona Flor con maestria preparava e, portando le materie prime proprio da Bahia, le ho riprodotte con buon successo , anche se la cucina bahiana non e' di tipo ipocalorico! 

Il libro, che mi sono portato in viaggio, ha risentito della fragorosa onda atlantica  che mi ha sorpresa sulla spiaggia, troppo assorta nella lettura: mi ha spiegazzato le pagine ed accartocciato tutta la copertina! 

In compenso, ogni tanto la annuso e mi sembra di risentire il profumo di quel mare, di quei sapori, di quei colori...

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categoria:viaggi, libri, passioni, suggestioni, brasile
martedì, 25 marzo 2008

Il nome e' quello di un club dell'Habana, Cuba, attivo fin dagli anni '30, che aveva raggiunto molta notorieta', riservato ai musicisti  talentosi di etnia negra.

Da qui origina il titolo del film di Wim Wenders, che accompagna Ry Cooder ed i suoi amici musicisti nel loro viaggio di ritorno a Cuba, dopo la vittoria del Grammy Award, per l'omonimo disco Buena Vista Social Club.

Questa speciale occasione documenta la vita dei componenti e l'attivita' del gruppo, dalla rinascita sollecitata da Wenders, dopo anni di colpevole silenzio, sino al riscatto della loro ultima trionfale apparizione al Carnegie Hall, New York.

E' un autentico inno alla musica cubana, o meglio afro-cubana, elemento fondante  della loro identita', che narra meglio di un libro di storia il loro vissuto, dallo schiavismo in su.

Ci si puo' tuffare come nella travolgente onda atlantica sul Malecon,assaporando il fecondo son cubano.

C'e' la Cuba dei mille colori e dei mille suoni, quest'isola ingabbiata in un regime, tuttavia suggestiva e fantastica.

L'Habana vecchia, piena di auto improbabili anni '50, vernicate e riverniciate con la stessa vernice che si usa per le barche, in mancanza di meglio; i bambini bellissimi dagli sguardi incantevoli e profondi, le case tarlate dalla salsedine, le strade maltenute, fotografate  con molta liberta', anche se Wenders non si avventura in letture politiche e sociali.

Ibrahim Ferrer, definito il Nat King Cole di Cuba, mecca  degli strumenti a percussione, afferma che cio' che s'impara qui non s'impara da nessun'altra parte.

E poi c'e lui, Compay Secundo, all'epoca del film ottantacinquenne, scomparso nel 2003 a 95 anni, cappello bianco in testa, sigaro perennemente acceso, linguaggio schietto e diretto, principale artefice del loro successo.

Un amico che l'ha visto in concerto mi ha raccontato che prima di cantare si sciaquava la bocca con abbondante rum che poi sputava.

Nel film racconta anche una spassosa ricetta per il brodo di pollo, panacea post sbronza.

Da vedere, infonde  gioia di vivere e di ballare...casomai spostate i mobili....

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categoria:viaggi, cinema, canzoni, suggestioni
venerdì, 21 marzo 2008

Verso l

Verso l'alto-Kandinskij

 

FEDERICO ZERI

ABECEDARIO PITTORICO

UN GRANDE MAESTRO
INSEGNA A GUARDARE
44 CAPOLAVORI DELL'ARTE

DA GIOTTO AL NOVECENTO

Federico Zeri, scomparso dieci anni fa, storico dell'arte , personaggio caustico, quando era a suo agio era in grado di spargere il suo sapere ai non addetti ai lavori in modo semplice ed intrigante.

In questo libro racconta curiosita', anedotti, retroscena delle opere di 44 artisti, tra cui il mio amatissimo Kandinskij, Chagall, de Chirico, Gauguin, Klee, Modigliani, Monet, Morandi, Picasso, Toulouse-Lautrec, Matisse, Caravaggio e molti altri.

Pur vestendo i panni del divulgatore, non abbandona la sua natura di conoscitore e la sua professione di filologo; ogni opera viene esaminata nelle sue dimensioni esatte e nello stato di conservazione, che quando e' cattivo provoca in lui quasi una punta di  dolore e un disappunto che non sa celare.

Trascina il lettore nel vivo delle ostiche questioni attributive, mette in campo il tema insidioso delle falsificazioni, di difficile risoluzione per chiunque si occupi di pittura.

Ma la questione che appassiona il lettore e' quando Zeri si chiede: chi era l'artista? che cosa raffigura il quadro? che cosa e' accaduto in quel frangente?

L'estate scorsa sono andata al Moma di New York  e tra le tante opere esposte ho potuto ammirare la celebre tela Demoiselles d'Avignon di Pablo Picasso, uno dei capisaldi di quello  che e' "l'avanguardia storica".

Molti credono che sia un quadro che rappresenti donne della citta' d'Avignone. Non e' cosi'.

Zeri ci spiega che Avignon e' una strada del centro di Barcellona, ancora oggi esistente, nella quale era aperto un famoso postribolo. Picasso rappresenta nella grande tela un gruppo di prostitute che stanno attirando i clienti spogliandosi e mostrando il loro corpo in posizione oscene.

L'autore ci racconta dell'immensita' di Kandinskij senza il quale non avrebbero potuto esistere ne' Burri ne' Fontana, suoi satelliti.

Parla del Caravaggio, pietra miliare della pittura occidentale, della rapidita' con cui avviene la sua evoluzione artistica, della sua figura potente, drammatica e, soprattutto sincera.

Cosa che, aggiunge, raramente avviene nell'arte.

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categoria:arte, foto, sentimenti, suggestioni, emozioni
martedì, 18 marzo 2008

DIARIO DALLA MARCIA

Non ho avuto dubbi quando ho saputo della marcia. Mio marito, italiano, ha capito:sono parita il 7 marzo da Zurigo per unirmi agli altri esuli. I primi giorni sono stati di addestramento. Gli organizzatori ci hanno spiegato cosa fare se venivamo caricati dalla polizia: non appena avvertivamo che la tensione cresce dobbiamo sederci per terra e pregare, non cantare, non urlare slogan, la nostra e' un'azione pacifica. Per ora la polizia indiana ci ha seguito in abiti civili, qualche volta c'e' stata la polizia militare, ma niente cariche. Sappiamo pero' che e' cosi' nell'Himachal Paradesh, dove ci troviamo adesso, le cose tuttavia potrebbero cambiare quando saremo in Punjab, martedi', perche' c'e' un altro Stato, c'e' un'altra legislazione. Ci rendiamo conto che la situazione e' peggiorata dalla  reazione della gente comune: prima dalle notizie arrivate da Lhasa non era difficile trovare un posto dove accamparsi, spesso qualcuno ci portava da mangiare, ci offriva di servirci delle loro case. Adesso no, la gente ha paura e non e' contenta se ci fermiamo nei villaggi, temono l'arrivo dei militari e i disordini. Si dorme spesso all'aperto, se il camion con il sostegno logistico non riesce a passare non ci sono tende ne' stuoie su cui riposare e dopo 25, 30 km di cammino la stanchezza e' tanta. Conosciamo l'itinerario giorno per giorno, solo 2 tra gli organizzatori sanno qual'e' il percorso completo. Durante l'ultima riunione c'era moltissima tensione: l'ultimatum dato dalla Cina ai manifestanti di Lhasa potrebbe colpire anche noi.

Karma e' tibetana, da anni vive tra Dharamsala e la Svizzera e lavora con le associazioni degli esuli.

E' nella valle di Kangra, in marcia verso il confine con il Tibet.

Questa e' la sua testimonianza al quotidiano "La Repubblica" 

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categoria:informazione, violenza, abuso di potere
sabato, 15 marzo 2008

cataratas

 

 

Anni fa sono andata in Brasile e tra le meraviglie della natura del Sud ho visitato le spettacolari cascate dell'Iguacu. Nello Stato del Parana', in quel triangolo di confine compreso tra la provincia argentina di Missiones ed il Paraguay,  si svela uno degli spettacoli naturali piu' emozionanti del mondo. Qui la natura si scatena in un turbine di suoni e furia senza eguali. La grandiosa massa d'acqua che cade da un'ansa che il fiume Iguacu compie nel suo ultimo tratto prima di immettersi nel Rio Parana', e' lo spalto dal quale si gettano, in un'altezza compresa tra i 50 e gli 80 metri sulle roccie sottostanti, circa 275 distinte cascate che nella stagione delle piogge possono diventare 300. Non e' l'altezza che impressiona, ma la potenza e l'ambiente in cui le cascate si trovano. Si e' quasi accerchiati dall'acqua fangosa e rossastra, dalla massa liquida che avanza, che sbuca fuori da ogni angolo e trova mille passaggi in mezzo al fitto della foresta, alle roccie scure di basalto.Balza fragorosamente di salto in salto, nebulizzandosi in goccioline che tessono infiniti arcobaleni tesi dalla luce. Se si arriva di sera sul lato brasiliano delle cascate, si resta ammutoliti davanti allo spettacolo del sole che si eclissa dietro la foresta.

E' proprio tra queste cascate che e' stato girato il film Mission, interpretato magistralmente da Robert De Niro.

Il film narra la storia di Rodrigo, un cacciatore di schiavi, che, per gelosia, uccide il fratello e, travolto dal rimorso, decide di lasciarsi morire. Un gesuita lo convince ad espiare la sua colpa andando ad evangelizzare una sperduta tribu' di indios, sfruttata e schiavizzata da portoghesi e spagnoli, che vive proprio ai margini delle stupende cascate. Il film racconta una storia avvenuta a meta' del 1700, ha vinto il meritatissimo Oscar per la  miglior fotografia; l'ispirata colonna sonora, celebre nella storia del cinema, e' di Ennio Morricone. La nostra guida turistica, figlio di un  veneto emigrato negli anni '50, ci ha raccontato delle difficolta' del set cinematografico costruito con ponteggi di legno che venivano presto distrutti dalla forza travolgente delle acque e degli scambi divertenti di battute con De Niro, in veneto-portoghese-inglese, di nuovo conio.

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categoria:viaggi, cinema, vita, emozioni
mercoledì, 12 marzo 2008

Anche nell'opulento Nord Est, anche dopo che si e' lavorato una vita, si puo' rubare per fame.

La notizia e' un po' allarmante, ma risponde al vero.

I nuovi "criminali" sono gli anziani, i pensionati dai quali devono sempre piu' guardarsi gli agenti delle societa' investigative che si occupano di antitaccheggio nei centri commerciali, supermercati e mini market.

 Nella nostra provincia e' senza dubbio un fenomeno inedito, emergente, sempre piu' casi vengono registrati, anche se spesso si rinuncia alla denuncia spinti dalla pieta'.

I responsabili del servizio antitaccheggio li seguono e cercano di non metterli in imbarazzo, anche loro avvertono disagio nel riprenderli.

C'e chi per evitare l'onta di farsi aprire la borsa preferisce fermarsi tra gli scaffali e consumare le confezioni sottratte, furtivamente, con grandi sensi di colpa.

 

 

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categoria:vita, sottrazione della dignita
lunedì, 10 marzo 2008

Eh si', ora tocca a lui, dopo Franscesco Guccini e Bob Dylan e' il suo turno.

The Boss, il rocker per autonamasia, icona pop dalla voce roca e sensuale, osannato dalle folle, ha profonde radici cristiane.

Come, non lo sapevate????

Un po' a sorpresa lo rivela il quotidiano della Santa Sede, l'"Osservatore Romano", distratto per un attimo dalla sorte degli embrioni, dell'eutanasia, del testamento biologico.

Il quotidiano traccia un entusiastico profilo del cantautore statunitense elogiando "le indubbie qualita' , lo spessore letterario dei testi delle canzoni, e l'attenzione ai valori cattolici".

Ora si sono accorti che, a parere del giornale, e' "dotato di una sensibilita' che e' legata ad un'educazione che ha avuto da una mammma italiana e da un papa' irlandese" (?), rivelata peraltro anche da un settimanale dei gesuiti statunitensi.

Pare che l'unione papa' irlandese e mamma italiana sia destinata a generare senz'altro un figlio cattolico; inoltre un altro fattore che lo ha condizionato e' stata la lettura dei racconti della scrittrice cattolica Flannery O' Connor, che parla di peccato e redenzione, termini che troviamo nei testi di Springsteen che, in 35 anni oscillano tra le "badlands e le "promised land".

Un'altra prova? Non vi basta tutto questo?

Eccola: l'Osservatore cita il "profondo senso umano e spirituale che Springsteen ha sempre posto nelle sue canzoni, dal rapporto col padre alle relazioni d'amore, dalla voglia di fuga e di riscattto al desiderio di liberazione, fino alla scoperta della paternita' e della famiglia"

Beh...il giornale sorvola su molti altri aspetti, dimentica perfino la sua condizione di divorziato (vedi tantissimi altri esempi illustri)

Qualcun altro ha scoperto la sua vera matrice cattolica?

Fate outing, su'....i giornalisti dell'Osservatore vi metteranno nella pagina della cultura!

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categoria:canzoni, mistificazioni
giovedì, 06 marzo 2008

lilium

 

 

 

GEISHA, NO GEISHA

GIAPPONE  TERZO MILLENNIO



CALENDIDONNA08

Udine Porta a Oriente

Si inaugura con la V edizione

di Calendidonna 2008:

lettere, arti e scienze al femminile

Dal 4 all'8 marzo

incontri, mostre, spettacoli,

film, laboratori sul Giappone

della tradizione e

della trasgressione.

Calendidonna ospita inoltre in anteprima assoluta la presentazione di No geisha-otto modi di essere donna nel Giappone di oggi (Mondadori, 2008), l'antologia che raccoglie i racconti di otto scrittrici nipponiche tradotti per la prima volta in Italia, capaci di restituire una femminilita' ricca di sfumature, con un occhio di riguardo all'eros, ma anche al senso di maternita', gli affetti, la perversione, la morte.

A dialogare con queste protagoniste ci sara' una delle massime esperte italiane della cultura del Sol Levante,la scrittrice Renata Pisu , accompagnata da altri giornalisti.

Maggiori informazioni sul sito: www.cssudine.it

Assessorato alla Cultura del Comune di Udine

tel: 0432/414714

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categoria:cinema, letture, eventi, foto, sentimenti, informazione
lunedì, 03 marzo 2008

Cosi' s'intitola il libro di John Cheveer, uno scrittore americano poco amato e poco tradotto nel nostro Paese, oggetto di cauta ammirazione negli Usa a causa di una vita sregolata; in passato un talento raffinato e visionario della rivista New Yorker.

Secondo le sue parole era uno studente rissoso, intrattabile, definitivamente perduto, trasgressivo oltre misura.

In tenerissima eta' abbandona la scuola per darsi alla narrativa "senza cercare di diventare ricco e famoso", fa la fame per i primi tempi, ma lentamente trova chi crede in lui e poco piu' che adolescente comincia a pubblicare il suo primo racconto.

Successivamente viaggia in Europa per eleggere poi New York come sua residenza.

La sua specialita' e' inventarsi brevi racconti, "short stories", come dicono oltreoceano.  

Ritratti di personaggi carichi di humor ed ironia nera della classe media americana, che ti lasciano l'amaro in bocca e non pochi interrogativi.

E' considerato un epigono di Malamud, Bellow, Updike; racconta un intimismo triste, inquietante, sorprendente.

Malgrado i successi, la dipendenza alcolica e la depressione lo attanagliano fino al delirio.

L'educazione aristocratica e puritana  non e' riuscita a censurare un'esistenza all'insegna della tragressione sessuale,  gli abusi, il disprezzo per  l'ipocrisia dominante. 

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categoria:libri, vita