Mafalda e' l'irriverente, dissacrante, curiosa bambina creata dalla matita dell'arguto fumettista argentino Joaquin Salvador Lavado, chiamato subito Quino affinche' non venisse confuso con lo zio, pittore e disegnatore pubblicitario, che gli fa scoprire l'amore per il fumetto.
La contestaria Mafalda e' ultraquarantenne, una splendida ultraquarantenne; gli anni se li porta molto bene, l'interesse e la simpatia per lei non viene mai meno, e' talmente popolare in Argentina al punto da dedicarle una piazza di Buenos Aires, e' stata pubblicata ovunque, persino in Cina, ma, particolare curioso, non negli Usa.
Che abbiano anche loro paura di lei? Non usa il computer, non possiede telefonino, detesta gli adulti che vogliono impadronirsi del petrolio costi quello che costi, odia i regimi militari, e non solo quelli dell'America Latina, nutre avversione per gli stereotipi di qualsiasi natura, la globalizzazione selvaggia, l'ottusita' del mondo degli adulti e pure la minestra.
Negli anni '70 ha sposato la causa femminista con il famoso slogan urlato a squarciagola "Io sono miaaaa!!!"Che sia una comunista in pectore?
Scegliere fra Mafalda e i Peanuts, dicono, e' come scegliere tra i Beatles e i Rolling Stones, io comunque scelgo sicuramente lei.
Spesso la critica si chiede se i fumetti abbiano pari dignita' di un libro, nel caso delle strisce di Quino ne hanno anche di piu', perche' contengono piu' libri insieme: politica, psicanalisi, antropologia, pedagogia, sociologia e chissa' quanti altri, nascosti tra le strips.











