martedì, 29 luglio 2008

Viaggio in Egitto

 

Alessando Bongioanni, egittologo, e' l'autore di questo libro che ci accompagna a Menfi e Giza, Tebe e la fantastica Abu Simbel, Abido e Dendera, Assuan, File, Alessandria e molti altri luoghi dell'antico mondo egizio; un viaggio archeologico, storico e culturale per scoprire una civilta' unica, tra le piu' affascinanti della storia.

Un viaggio che non manca mai di stupire, un Egitto diverso, piu' vivo e reale in quanto piu' comprensibile, si snoda nella storia straordinaria ma anche nella scrittura, riporta note di viaggio di  Erodoto, Gustave Flaubert e molti atri  che hanno subito il fascino della terra dei faraoni e le vicende delle piu' grandi dinastie egizie.

Una civilta' strepitosa che non e' stata solo piramidi e templi oggi dissepolti nella sabbia, ma anche scienza incredibile per quei remoti tempi e cultura sorprendente, una civilta' viva, ma troppo spesso ancora oggi misteriosa e lontana dal viaggiatore che ne attraversa fugacemente le residue testimonianze senza a volte coglierne la vera essenza.

Un Egitto che catturera' il lettore attraverso la figura di Nefertari, il culto degli dei, i tesori rinvenuti, le pitture vegetali  di bellezza incomparabile, i riti che si tenevano lungo le sponde del Nilo

Un Egitto che forse non vedremo piu' con i nostri occhi, ma con quelli dell'antica divinita' del Nilo, gli occhi di Horus.

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venerdì, 30 maggio 2008

vvangogh  notte stellata

 

 

A Napoli, si sa, l'arte d'arrangiarsi ha fatto scuola, saper sdrammatizzare gli atavici problemi che affliggono da tempo immemore la citta' e' una risorsa che contraddistingue i partenopei.

Il problema che ora pare essere prioritario e' la munnezza che tutto sovrasta, il dramma dei rifiuti e' impellente, vista la calura di questi giorni.

Cosi', tra amarezza e provocazione, dai cumuli vergognosi ubiquitari, la via artistica prende piede, sotto forma di vignette, canzoni e quadri:e' o' munnezza style, per sopravvivere allo stato di degrado ,chiamando in causa l'arte.

I graffitisti on the road si sono sbizzarriti riproducendo, a ridosso delle montagne di rifiuti che imperversano, la copia di tele di veri capolavori dell'arte.

Ho sotto gli occhi una foto che ritrae una massa di munnezza da cui emerge la faccia allucinata dell'Urlo di Munch, veramente eloquente.

Ma ce ne sono anche altre: la Gioconda di Leonardo, il David di Michelangelo, la Notte Stellata di Van Gogh...

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mercoledì, 07 maggio 2008

ca

Ca' Venier dei Leoni

Sul Canal Grande, a Venezia, s'affaccia Palazzo Venier dei Leoni, per 30 anni abitazione veneziana  della collezionista e mecenate americana Peggy Guggenheim; dopo la sua morte, nel 1979, l'edificio e' passato, assieme alle opere d'arte, alla Salomon R. Guggenheim Foundation di Ny . La sistemazione delle opere segue un ordine per correnti figurative; nel giardino, invece, sono presenti sculture di vario genere e le tombe dei suoi amatissimi cagnolini, dai nomi sorprendenti (Hong Kong, Cappuccino, Pegeen, in onore della figlia).

Sessant'anni fa, nella primavera del 1948, l'eccentrica, scandalosa, insicura Peggy sbarcava in laguna e Venezia le rende omaggio.

Il Museo Guggenheim e' delizioso ed e' considerato uno dei piu' importanti musei d'arte contemporanea in Italia.

Nel 1948 la Guggenheim acquisto' per 60 mila dollari Ca' Venier, un'edificio  incompiuto, gia' proprieta' di nobildonne stravaganti almeno quanto lei, e subito i gossip fiorirono,  era troppo cosmopolita e disinibita per la Venezia di allora.

Peggy era una musa inquietante, dall'abbigliamento coloratissimo e catalizzante, stravagante nei modi, si annoiava facilmente e per sedare la voglia intensa di vita faceva lunghi viaggi: Tibet, India, Giappone.

Ogni personalita' di spicco, in visita a Venezia, passava da lei: De Chirico, Miro', Henry Moore, Chagall, Cocteau, Montale, Tenessee Williams, Stravinskij e altri ancora.

Le opere contenute nella casa -museo sono di  tanti artisti importanti, tra gli altri Kandinskij, Piet Mondrian, Paul Klee, Giacomo Balla, Max Ernst, Miro', Magritte, Picasso, De Chirico, Pollok. 

Peggy e' stata descritta come una pessima madre, indifferente, egocentrica, temibile cuoca,  indomabile, di cattivo carattere; del resto e' risaputo che le persone di carattere hanno sempre un pessimo carattere.

Le fotografie che la ritraggono parlano per lei, occhiali da sole bizzarri piu' grandi del suo volto, abiti pazzeschi, circondata dai suoi cani razza tibetana lhasa apso, tra sculture africane, lampadari ed oggetti d'arte che precorrono i tempi.

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martedì, 08 aprile 2008
Frida Kahlo

Il film, vincitore di 2 premi Oscar, racconta la vita tomentata, gli amori e le passioni di Frida Kahlo, pittrice messicana (1907-1954).

Una vita segnata dalla sofferenza a causa di un incidente stradale che la costringe ad una prolungata immobilita', la terapia riabilitativa lunga e faticosa ed un carattere indipendente, indomito, ma anche fragile,quasi le contraddizioni di una donna d'oggi.

L'incontro con Diego Rivera, il "compagno comunista", due matrimoni falliti alle spalle, maturo pittore con cui avra' un incontro fulminante.Lo interpella per chiedere un consiglio spassionato sul suo talento e gli lascia una tela considerata la sua migliore, lui la valuta come un buon lavoro. La usa come modella per il grande murales al Palazzo Nazionale di Citta' del Messico. Da mentore diventa marito; la relazione e' turbolenta, ci sono le relazioni extra-matrimoniali di lui, la bisessualita' di lei.C'e' il momento di massimo fulgore, quando si recheranno a "Gringolandia", ovvero New York, patria della forza, del potere, la maestosita' che stride con la poverta' estrema del Messico. Lui  conquistera' la citta', dipingera' l'atrio del Rockfeller Center, simbolo del potere. Ma il pittore comunista dipingera' anche il ritratto di Lenin, cosa intollerabile, i rapporti col comittente si rompono, la polemica appassiona gli animi, quindi la decisione quasi obbligata di tornare in Messico. 

Il ritorno in patria e' doloroso, il marito la tradira' anche con la sorella,avranno rapporti illeciti e controversi con il leader russo Trotzky. La malattia sara' sempre piu' pervasiva contringendola al progressivo allettamento, finche' la morte sara' quasi liberatoria.

Il film e' davvero commovente, narra i segreti di una donna rivoluzionaria, sia nel campo dell'arte che della sensibilita' e della politica.

A me personalmente non piacciono molto i suoi dipinti, cosi' naif e grondanti di sangue, cateteri, protesi, cicatrici.

Ho visto ed apprezzato l'estate scorsa a Citta' del Messico i grandiosi murales che ci sono al Palazzo Nazionale, dove  Diego Rivera ha illustrato in maniera eloquente ed illuminante la storia di un Nazione, lo sfruttamento dei contadini, lo strapotere della Chiesa e dei nobili.

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venerdì, 21 marzo 2008

Verso l

Verso l'alto-Kandinskij

 

FEDERICO ZERI

ABECEDARIO PITTORICO

UN GRANDE MAESTRO
INSEGNA A GUARDARE
44 CAPOLAVORI DELL'ARTE

DA GIOTTO AL NOVECENTO

Federico Zeri, scomparso dieci anni fa, storico dell'arte , personaggio caustico, quando era a suo agio era in grado di spargere il suo sapere ai non addetti ai lavori in modo semplice ed intrigante.

In questo libro racconta curiosita', anedotti, retroscena delle opere di 44 artisti, tra cui il mio amatissimo Kandinskij, Chagall, de Chirico, Gauguin, Klee, Modigliani, Monet, Morandi, Picasso, Toulouse-Lautrec, Matisse, Caravaggio e molti altri.

Pur vestendo i panni del divulgatore, non abbandona la sua natura di conoscitore e la sua professione di filologo; ogni opera viene esaminata nelle sue dimensioni esatte e nello stato di conservazione, che quando e' cattivo provoca in lui quasi una punta di  dolore e un disappunto che non sa celare.

Trascina il lettore nel vivo delle ostiche questioni attributive, mette in campo il tema insidioso delle falsificazioni, di difficile risoluzione per chiunque si occupi di pittura.

Ma la questione che appassiona il lettore e' quando Zeri si chiede: chi era l'artista? che cosa raffigura il quadro? che cosa e' accaduto in quel frangente?

L'estate scorsa sono andata al Moma di New York  e tra le tante opere esposte ho potuto ammirare la celebre tela Demoiselles d'Avignon di Pablo Picasso, uno dei capisaldi di quello  che e' "l'avanguardia storica".

Molti credono che sia un quadro che rappresenti donne della citta' d'Avignone. Non e' cosi'.

Zeri ci spiega che Avignon e' una strada del centro di Barcellona, ancora oggi esistente, nella quale era aperto un famoso postribolo. Picasso rappresenta nella grande tela un gruppo di prostitute che stanno attirando i clienti spogliandosi e mostrando il loro corpo in posizione oscene.

L'autore ci racconta dell'immensita' di Kandinskij senza il quale non avrebbero potuto esistere ne' Burri ne' Fontana, suoi satelliti.

Parla del Caravaggio, pietra miliare della pittura occidentale, della rapidita' con cui avviene la sua evoluzione artistica, della sua figura potente, drammatica e, soprattutto sincera.

Cosa che, aggiunge, raramente avviene nell'arte.

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lunedì, 18 febbraio 2008
Teatro Verdi, 16 febbraio 2008

TEATRO VERDI (PN), 16/02/08

Un'enorme tenuta che va in malora, un giardino di ciliegi che una volta all'anno, nel mese di maggio, quando ancora la neve non si e' disgelata del tutto, si copre di fiori bianchi e diventa un frutteto delle meraviglie, il primo per grandezza di tutta la Russia, fonte di sostentamento, orgoglio e vanto, simbolo di rimpianti, speranze e sogni. Ogni anno il ciclo delle stagioni si compie, e ogni anno, il giardino ritorna a fiorire, ricomincia la vita. A contemplare questo miracolo di madre natura, per l'ultima volta, riuniti nel salotto della grande casa d'infanzia,  i personaggi della commedia scorgono il tempo inesorabile che passa e l'approssimarsi di una resa dei conti col proprio futuro. Lo spettacolo, organizzato con la collaborazione dell' Associazione Teatro Pordenonese e' un omaggio al Teatro dell'Elfo, che compie 35 anni di attivita'.

".....il teatro deve tornare (o continuare) a essere un luogo che produce senso, dove ritrovare un filo possibile nella conoscenza di se' stessi e del mondo, dove tornare a essere, almeno per qualche ora, comunita'.Il teatro deve riscoprire la sua funzione di antichissimo e mai superato mezzo di comunicazione interattiva, deve cercare strenuamente di mettere a frutto il qui e ora che costituisce ancora la sua caratteristica rivoluzionaria...il teatro non e' linguaggio, il teatro e' un discorso. Il teatro e' dialogo, il teatro e' arte dell'incontro." Fernando Bruni e Elio De Capitani.

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lunedì, 31 dicembre 2007
The Birth of the World,1925 Moma, Ny

Miro' 1893-1983

Spazi Espositivi della Provincia di Pordenone, fino al 2 marzo 2008

Tel 0434 231418

"Faro' emergere il mio lavoro come il canto di un uccello o la musica di Mozart, senza sforzo apparente, ma pensato per  lungo tempo e lavorato all'interno"

Cosi' Joan Miro' sintetizzava la sua visione poetica e fiabesca del mondo.

La mostra di Pordenone, organizzata dalla Triennale europea dell'incisione, presenta ottanta opere dell'artista catalano provenienti da una delle gallerie moderne piu' importanti del mondo, lo Sprengel Museum di Hannover.

Io ho potuto vederlo anche l'estate scorsa al Moma di New York.

Diceva Miro':"Un'incisione puo' avere la stessa bellezza e dignita' di un buon quadro"

www.triennaleincisione.it

info@triennaleincisione.it

 

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lunedì, 24 dicembre 2007
vvangogh  notte stellata

Sono una stella del firmamento

che osserva il mondo, disprezza il mondo

e si consuma nella propria luce.

Sono il mare che di notte si infuria,

il mare che si lamenta, pesante di vittime

che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.

Sono bandito dal vostro mondo

cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,

sono il re senza terra.

Sono la passione muta

in casa senza camino, in guerra senza spada

e ammalato sono della mia propria forza.

Hesse

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categoria:poesia, arte, foto, emozioni
lunedì, 10 dicembre 2007

 "Per i detenuti il rispetto del giorno solenne assumeva addirittura le forme di un certo qual decoro; pochi gironzolavano; tutti erano seri e come impegnati in qualche cosa, sebbene molti non avessero quasi nulla da fare.

Ma anche gli oziosi e gli sfaccendati si sforzavano di mantenere un certo contegno....Oltre a un'innata venerazione per il giorno solenne, il detenuto inconsciamente percepiva che, osservando la ricorrenza, era come se si mettesse in contatto con il mondo intero...

Anche Akim Akimyc si preparava molto intensamente alla festa.

Non aveva ricordi familiari poiche' era cresciuto orfano in casa altrui e praticamente all'eta' di 15 anni era stato mandato a fare un lavoro pesante...

E non era religioso in alcun modo particolare dal momento che la sua morigeratezza pareva aver inghiottito tutti gli altri talenti e le pecularieta' della sua persona, tutte le passioni e desideri, buoni o cattivi.

Una volta, una sola volta nella vita aveva provato a fare di testa sua: ed era finito in prigione"

Cosi' scriveva Fedor Dostoevskij nel racconto Le feste di Natale contenuto nel libro Memorie di una casa morta.

Il racconto e' autobiografico, infatti il grande romanziere russo visse una terribile esperienza all'eta' di 28 anni, quando fu condannato a morte per aver aderito ad un circolo di intellettuali socialisti; il giorno dell'esecuzione miracolosamente giunse la grazia dello zar e la condanna fu commutata in quattro anni di lavori forzati nella gelida Siberia, terra di espiazione per molti dissidenti.

Il geniale scrittore narra la psicologia umana della terribile vita quotidiana in un carcere russo proprio durante un Natale, quando " i giorni delle feste si appiccicano alla memoria dei detenuti come indelebile ricordo"

Pagine che sono un diario in cui si specchiano luci ed ombre di ogni uomo, come sa fare magistralmente il grandissimo autore.

Un ritratto lucido di una tragica vita a parte, che si svolge al di la' dei confini del normale ed ha i suoi riti, le sue regole, i suoi tabu'.

Un racconto di grande umanita' e compassione, come trapela sempre negli scritti

del grande Dosto!

Un bel regalo di Natale!

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categoria:libri, vita, arte, sentimenti, emozioni
venerdì, 26 ottobre 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

gengis

 

Mi piace pensare che Treviso sia ricordata come la citta' delle belle mostre e non solo come e' stata rappresentata in "Signore e signori", celeberrimo film di Pietro Germi, del genere commedia all'italiana, che voleva la citta' bigotta, ipocrita, pettegola.

Mi piace pensare anche che non venga ricordata per le orribili performances del prosindaco Gentilini che e' riuscito, con  dichiarazioni di stampo razzista, a toccare il fondo, e anche di piu'.

Treviso, per fortuna, e' anche altro.

L'anno scorso a  Ca' dei Carraresi c'e' stata la bellissima mostra "La via della seta e la Civilta' Cinese. La nascita del Celeste Impero", e' stato interessante scoprire il processo di evoluzione della civilta' tra  Est ed Ovest dal 221 A.C. al 60 D.C.

Quest'anno proseguono le grandi mostre con Gengis Kahn ed il tesoro dei Mongoli, attraversa  4 secoli di storia , sono esposti in prima mondiale 300 preziosi e rarissimi reperti

provenienti dai  Musei cinesi e dai recenti scavi archeologici vicini alla Grande Muraglia.

La mostra, notevole, e' divisa in 5 sezioni:

L'oro delle steppe,le conquiste dell'Impero mongolo, il viaggio di Marco Polo ed il trionfo della Via della Seta, misteri delle dinastie oltre la Grande Muraglia, le piu' belle porcellane di tutti i tempi.

Da non perdere!

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categoria:vita, arte, informazione