lunedì, 04 agosto 2008

in volo sul gran sasso

 

L' essere umano e' nomade per natura, tutta la cultura umana e' meticcia,anche se oggi, a causa del ritorno esacerbato delle frontiere e dei nomadismi, prevale l'idea che ciascuno di noi debba appartenere ad un mondo chiuso.

Il viaggio e' l'incontro con gli altri, la scoperta della magia di altri costumi e tradizioni, la critica dell'egoismo e della spietatezza degli uomini, e' perdersi all'incanto di terre e culture sconosciute in un approccio profondo, intimo; e' la speranza di un'esistenza in armonia con l'universo che ci circonda.

 

buone vacanze!

 

A tutti coloro che le devono fare... buona permanenza a chi resta!

Spero di rivedervi a settembre!

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venerdì, 18 luglio 2008

Leggende afro-brasiliane narrate da

PIERRE FATUMBI VERGER

con un racconto originale di LISA GINZBURG

Disegni di

Jurandy Carvalhal

Donzelli Editore

 

Gli Orixas sono i primi esseri, di origine divina, che hanno abitato la terra, rappresentano i modi in cui dio si manifesta nell'universo. Anche chi non e' andato in Brasile o non conosce la sua storia ha sentito parlare di Iemanja', dea dei mari e degli oceani, madre di tutti gli Orixas, simbolo della maternita' e della fecondita', e' regina della bellezza  e della felicita', e' anche chiamata Iara o Ianaina; il suo canto e' pieno di fascino, e' protettrice degli uomini che vanno per mare, signora assoluta della procreazione.

In questo libro, arriccchito da bei disegni, sono narrate leggende che sono state raccolte in alcune zone dell'Africa nord-occidentale e trascritte intorno al 1949 da Fatumbi Verger , fotografo ed etnologo che dalla Francia si trasferi' a Salvador de Bahia, restando affascinato dalla religiosita' di origine africana.

Le leggende qui narrate hanno un sapore particolare, arrivano dalla tradizione orale, spinte da molto lontano, sono accompagnate da una forza primitiva e danno lezione di semplicita' con le loro verita' elementari e genuine.

Il mondo degli Orixas e' ricco  di passioni: c'e' Ogum il battagliero, Xango signore della verita' e gran danzatore, Oxala di saggezza insuperabile e tanti altri ancora. Insieme alle passioni e' veicolato un mondo ricco di umanita' e di natura, costellato da misticismo e poesia. Libro delizioso, anche i bambini ne restano incantati.

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martedì, 15 luglio 2008

porto de galinhas

 

Nel nome, una storia incancellabile, che si vede ancora nei caratteri somatici della sua gente, nella cultura, nelle tradizioni.

A 70 km a sud di Recife, corredata da belle architetture barocche, definita la Venezia del Brasile, si trova Porto de Galinhas, orlata di palme ,mangrovie e noci.

Il piccolo porto si chiama cosi' perche' gli schiavi, detti polli (galinhas), provenienti per lo piu' dall'Angola, continuarono ad esservi sbarcati e venduti vergognosamente ancora per parecchi anni dopo l'abolizione ufficiale della schiavitu'.

E' una meta turistica ricercata piu' dai Brasiliani che dal turismo internazionale e questo la rende piu' autentica; da settembre a marzo le star di Porto de Galinhas sono le tartarughe marine. La specie arriva  sul posto per deporre le uova ed i nidi si trovano tra due aree ben definite, in ogni nido sono depositate circa 120 uova e la nascita dei piccoli avviene durante la sera. Oltre ai luoghi paradisiaci, spiaggie tropicali, mare azzurro e tersissimo, estate infinita, aria festosa e folklore, si possono osservare crostacei particolarissimi, ostriche e granchi di svariate specie.  Il mare e' fantastico, durante la bassa marea vengono a formarsi delle piscine naturali nelle quali si ferma una gran quantita' di pesci colorati. Quando si arriva a Porto si sente subito parlare del mitico baobab gigantesco, si tratta di un albero che ha piu' di 400 anni, situato nel distretto della Madonna di O'. Il baobab ha un significato particolare, fu piantato dagli schiavi ed il suo tronco e' cosi' grande che ci vogliono ben 20 persone per riuscire ad abbracciarlo tutto.

Ci sono stata alcuni anni fa, ho riletto gli appunti di viaggio per consolarmi, qui c'e' stata la tempesta e tempo da lupi, a Passo Falzarego la neve ha imbiancato strade e geranei.

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giovedì, 19 giugno 2008

gita al faro giugno 07

Bibione (VE), il faro

I fari sono spesso percepiti come stati d'animo.

Virgina Woolf docet, con le suggestioni delle metafore contenute nel suo libro "Gita al faro". Da tempo, dopo il loro progressivo abbandono, sono diventati paradisi con le loro solitudini e le loro oasi di quiete, lontani dal clamore dei vocianti turisti estivi che affollano le spiagge.

L'automatizzazione ha preso il loro posto e cosi' lascia intatta la loro bellezza e la loro eleganza, anche se essenziale e semplice.

Come il faro di Bibione, piccolo, dotato di torretta sobria, non imponente come quello della Vittoria di Trieste, sentinella che, dall'altura, guarda altera il mare color turchese. E' stato costruito ad inizio del Novecento alla foce del fiume Tagliamento, dove Bibione incontra Lignano. Fuori stagione e' un'incanto per la pineta marittima da cui e' circondato e, in primavera, per la vegetazione spontanea profumata e sorprendente. Ci si arriva dalla battigia oppure attraversando un sentiero alberato.

E' stato ed e' testimone di infiniti incontri notturni di adolescenti e non, di baci roventi, falo' sulla spiaggia, discussioni interminabili, bevute tra amici, cori di canzoni accompagnate dalla chitarra. Se le sue mura potessero parlare...ah!...ne  uscirebbe un libro altrettanto intrigante di quello della Woolf!

 

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lunedì, 19 maggio 2008

UNA STORIA VERA SULLA MAGIA DELLA VITA

FILM DOCUMENTARIO

Mongolia del Sud, deserto dei Gobi, dintorni di Urga.

Una famiglia di pastori mongoli, nomadi del deserto, aiuta a far nascere, come ogni primavera, i cammelli del loro branco.

Dopo un parto terribilmente lungo e travagliato, ecco venire alla luce un raro esemplare bianco. La madre rifiuta il nuovo nato perche' diverso e frutto di  tanto dolore; nonostante gli sforzi dei pastori per farglielo accettare, lo priva del latte materno e di ogni forma d'amore e di coccole, disconoscendolo di fatto.

Quando tutte le speranze per la salvezza del piccolo animale sfortunato sembrano eclissarsi, la magia del rito della musica, eseguita da un suonatore cercato allo scopo di sbloccare questa situazione incresciosa , fara' il miracolo.

La musica potra' di piu' di ogni tentativo risultato vano, scaldera' il cuore della mamma cammella al punto di farla sciogliere in lacrime liberatorie  e l'accettazione del piccolo diverso si compira' come per magia. 

Aria, terra, fuoco, acqua fanno da corollario: un ritorno all'essenza della vita, agli istinti primordiali, all'accettazione del diverso da se', che non risparmia ne' il mondo animale ne' quello degli umani.

Se si pensa che non e' finzione scenica, ma un documento filmato, si capisce la straordinarieta' dell'evento; le lacrime della cammella hanno conquistato cinefili e bambini: questo film e' poetico come una fiaba,  e' un piccolo gioiello mongolo!

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lunedì, 05 maggio 2008

 Cile, 1973, il capo dello Stato e' Savador Allende, i ricchi temono l'espropriazione dei loro beni, i poveri cominciano timidamente a sperare in un cambio di rotta.

Questo e' il contesto del film Machuca; la citta' dove e' ambientato e' Santiago.

In una scuola esclusiva britannica, Padre McEnroe, il preside dell'istituto d'elite, d'accordo con la maggioranza dei genitori, tenta un esperimento azzardato : inserire dei bambini che abitano ai margini della societa', dei diseradati che non si possono permettere la retta proibitiva. Pedro Machuca , 11 anni, e' uno di questi pochi fortunati, abita in una baraccopoli illegale a pochi isolati di distanza. Il preside e' un attivo idealista, che tenta di favorire l'integrazione tra due modi contrapposti, dalla distanza siderale. Pedro , sguardo profondo da indio, maglietta sporca e bucata, stabilisce un rapporto previlegiato con Gonzalo Infante "muso di fragola", definito cosi' per la pelle rosea punteggiata da efelidi, divisa perfetta e modi da signorino. Un muro divide questi mondi d'appartenenza, ma il fervore rivoluzionario dell'epoca vorrebbe abbatterlo. L'amicizia tra i due bambini si fa' sempre piu' sentita e la presenza di Silvana, cugina di Machuca, scettica nei confonti della borghesia, la consolida. C'e' una scena meravigliosa in cui Gonzalo e Pedro condividono con lei baci appassionati dati sulle labbra cosparse di latte condensato, reperito al mercato nero.

Ma nel momento in cui Allende viene assediato e costretto a togliersi la vita, il percorso d'integrazione dei due mondi opposti sfumera'. All'incontro con i genitori il direttore della scuola viene accusato di essere la causa di litigi e disordini, la scuola democratica di tutti non viene gradita, padre McEnroe tacciato di essere paternalista e comunista. Mischiare i poveri con i ricchi, le mele con le pere, non incontra piu' il favore della borghesia. Ci vuole troppo coraggio a cambiare le cose, all'urlo "Fuori i marxisti da qui!" si scaldano gli animi, per le strade infuriano le manifestazioni.

Il governo militare di Pinochet con un golpe prende il potere, la scuola subira' perquisizioni, ogni protesta verra' sedata con la forza; il nuovo rettore sara' un militare che ripristinera' l'ordine , la gente "inetta" che non paga la retta verra' esclusa. Machuca, dallo sguardo fiero che non si abbassa mai difronte all'arroganza del potere, e' il primo ad alzarsi in piedi per salutare Padre McEnroe quando viene cacciato e subisce la stessa sorte.

Tra i morti anche Silvana,la ragazzina per cui hanno provato i primi turbamenti sessuali. Tenta strenuamente di difendere il padre dai militari che lo trascinano fuori dalla baraccopoli, ma non ce la fa.

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martedì, 22 aprile 2008

Il cammino che porta alla felicita'

Il regista di questo film e' lo stesso di "Lanterne rosse", Zhang Yimou; qui raconta un'altra toccante ed intensa storia di sentimenti sospesi, dal lungo percorso, resa piu' indelebile da una splendida fotografia che dipinge le stagioni ed i paesaggi, vividi, evocativi, di una landa remota del Nord della Cina.

Un uomo d'affari, alla morte del padre, un maestro che ha insegnato per 40 anni in uno sperduto villaggio, fa ritorno al luogo natio per rendergli omaggio.

Al suo arrivo c'e' ad attenderlo, con il fardello colmo di ricordi indimenticabili, la madre affranta.

Per il marito amatissimo non desidera altro che una sepoltura degna dell'antica tradizione cinese, con decine e decine di accompagnatori, assoldati allo scopo, lungo un percorso che celebra il rispetto della persona che fu, un uomo probo che dedico' la sua  vita all'amore indiscusso per la moglie ed il figlio e all'insegnamento in una landa speduta, battuta dai venti e dalle solitudini.

Mai prima di lui c'era stato un insegnante, la popolazione gli tributa gli onori che una persona speciale merita, una persona sorretta da un amore che non conosce confini.

Secondo il mio personalissimo parere e' un film che incontra il favore ( e le lacrime!!!) di un'audience preferibilmente femminile, i tempi lunghi ed i sentimenti enfatizzati non si attagliano sempre al pubblico maschile.

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venerdì, 11 aprile 2008

libri

 

 

Questo il titolo del primo ed unico libro che ho letto di Roberto Cotroneo.

Oltre che critico letterario, l'autore qui e' un papa' che spiega al figlio Francesco di qualche anno, tramite una lunga lettera appassionata, una storia,quella dei libri che piu' ha amato nell'adolescenza.

Inizia spiegandogli qual'e' esattamente il suo lavoro, che consiste nell'esprimere giudizi sui libri che legge; un'esercizio di stile sui libri che non gli piacciono affinche' i lettori non sbaglino nella scelta.

Gli racconta di come sin dai tempi del liceo debba al suo professore comunista, eretico, libertario, il miracolo di molte letture importanti, l'approffondimento della scrittura semplice e chiara, come una ginnastica mentale, un costante esercizio intellettuale. 

Parla in termini semplici della meraviglia della scoperta di una storia di pirati dei mari del Sud ,raccontata nell'Isola del Tesoro di Stevenson, dal sapore esotico e dai colori forti.

E poi del romanzo di formazione per eccellenza, Il giovane Holden di Salinger, un grande libro che sembra scritto in modo semplice: e' la storia di un adolescente trasgressivo alla ricerca disperata di generosita', contro un mondo intollerabile fatto di mediocrita', spacciata per grandezza.

Cotroneo parla al figlio anche delle affascinanti poesie di Eliot, del Soccombente di Thomas Bernhard e, come d'incanto, fa parlare questi personaggi dei libri e delle poesie tra di loro.

Tocca temi suggestivi come l'inquietudine, la trasgressione, la tenerezza, la passione, il talento, in modo lieve e seducente.

Ho trovato chiavi di lettura inedite e piene di appeal.

Si puo' portare con se' al seggio elettorale, casomai ci fosse la coda...visto il maltempo!

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venerdì, 21 marzo 2008

Verso l

Verso l'alto-Kandinskij

 

FEDERICO ZERI

ABECEDARIO PITTORICO

UN GRANDE MAESTRO
INSEGNA A GUARDARE
44 CAPOLAVORI DELL'ARTE

DA GIOTTO AL NOVECENTO

Federico Zeri, scomparso dieci anni fa, storico dell'arte , personaggio caustico, quando era a suo agio era in grado di spargere il suo sapere ai non addetti ai lavori in modo semplice ed intrigante.

In questo libro racconta curiosita', anedotti, retroscena delle opere di 44 artisti, tra cui il mio amatissimo Kandinskij, Chagall, de Chirico, Gauguin, Klee, Modigliani, Monet, Morandi, Picasso, Toulouse-Lautrec, Matisse, Caravaggio e molti altri.

Pur vestendo i panni del divulgatore, non abbandona la sua natura di conoscitore e la sua professione di filologo; ogni opera viene esaminata nelle sue dimensioni esatte e nello stato di conservazione, che quando e' cattivo provoca in lui quasi una punta di  dolore e un disappunto che non sa celare.

Trascina il lettore nel vivo delle ostiche questioni attributive, mette in campo il tema insidioso delle falsificazioni, di difficile risoluzione per chiunque si occupi di pittura.

Ma la questione che appassiona il lettore e' quando Zeri si chiede: chi era l'artista? che cosa raffigura il quadro? che cosa e' accaduto in quel frangente?

L'estate scorsa sono andata al Moma di New York  e tra le tante opere esposte ho potuto ammirare la celebre tela Demoiselles d'Avignon di Pablo Picasso, uno dei capisaldi di quello  che e' "l'avanguardia storica".

Molti credono che sia un quadro che rappresenti donne della citta' d'Avignone. Non e' cosi'.

Zeri ci spiega che Avignon e' una strada del centro di Barcellona, ancora oggi esistente, nella quale era aperto un famoso postribolo. Picasso rappresenta nella grande tela un gruppo di prostitute che stanno attirando i clienti spogliandosi e mostrando il loro corpo in posizione oscene.

L'autore ci racconta dell'immensita' di Kandinskij senza il quale non avrebbero potuto esistere ne' Burri ne' Fontana, suoi satelliti.

Parla del Caravaggio, pietra miliare della pittura occidentale, della rapidita' con cui avviene la sua evoluzione artistica, della sua figura potente, drammatica e, soprattutto sincera.

Cosa che, aggiunge, raramente avviene nell'arte.

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sabato, 15 marzo 2008

cataratas

 

 

Anni fa sono andata in Brasile e tra le meraviglie della natura del Sud ho visitato le spettacolari cascate dell'Iguacu. Nello Stato del Parana', in quel triangolo di confine compreso tra la provincia argentina di Missiones ed il Paraguay,  si svela uno degli spettacoli naturali piu' emozionanti del mondo. Qui la natura si scatena in un turbine di suoni e furia senza eguali. La grandiosa massa d'acqua che cade da un'ansa che il fiume Iguacu compie nel suo ultimo tratto prima di immettersi nel Rio Parana', e' lo spalto dal quale si gettano, in un'altezza compresa tra i 50 e gli 80 metri sulle roccie sottostanti, circa 275 distinte cascate che nella stagione delle piogge possono diventare 300. Non e' l'altezza che impressiona, ma la potenza e l'ambiente in cui le cascate si trovano. Si e' quasi accerchiati dall'acqua fangosa e rossastra, dalla massa liquida che avanza, che sbuca fuori da ogni angolo e trova mille passaggi in mezzo al fitto della foresta, alle roccie scure di basalto.Balza fragorosamente di salto in salto, nebulizzandosi in goccioline che tessono infiniti arcobaleni tesi dalla luce. Se si arriva di sera sul lato brasiliano delle cascate, si resta ammutoliti davanti allo spettacolo del sole che si eclissa dietro la foresta.

E' proprio tra queste cascate che e' stato girato il film Mission, interpretato magistralmente da Robert De Niro.

Il film narra la storia di Rodrigo, un cacciatore di schiavi, che, per gelosia, uccide il fratello e, travolto dal rimorso, decide di lasciarsi morire. Un gesuita lo convince ad espiare la sua colpa andando ad evangelizzare una sperduta tribu' di indios, sfruttata e schiavizzata da portoghesi e spagnoli, che vive proprio ai margini delle stupende cascate. Il film racconta una storia avvenuta a meta' del 1700, ha vinto il meritatissimo Oscar per la  miglior fotografia; l'ispirata colonna sonora, celebre nella storia del cinema, e' di Ennio Morricone. La nostra guida turistica, figlio di un  veneto emigrato negli anni '50, ci ha raccontato delle difficolta' del set cinematografico costruito con ponteggi di legno che venivano presto distrutti dalla forza travolgente delle acque e degli scambi divertenti di battute con De Niro, in veneto-portoghese-inglese, di nuovo conio.

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