martedì, 29 luglio 2008

Viaggio in Egitto

 

Alessando Bongioanni, egittologo, e' l'autore di questo libro che ci accompagna a Menfi e Giza, Tebe e la fantastica Abu Simbel, Abido e Dendera, Assuan, File, Alessandria e molti altri luoghi dell'antico mondo egizio; un viaggio archeologico, storico e culturale per scoprire una civilta' unica, tra le piu' affascinanti della storia.

Un viaggio che non manca mai di stupire, un Egitto diverso, piu' vivo e reale in quanto piu' comprensibile, si snoda nella storia straordinaria ma anche nella scrittura, riporta note di viaggio di  Erodoto, Gustave Flaubert e molti atri  che hanno subito il fascino della terra dei faraoni e le vicende delle piu' grandi dinastie egizie.

Una civilta' strepitosa che non e' stata solo piramidi e templi oggi dissepolti nella sabbia, ma anche scienza incredibile per quei remoti tempi e cultura sorprendente, una civilta' viva, ma troppo spesso ancora oggi misteriosa e lontana dal viaggiatore che ne attraversa fugacemente le residue testimonianze senza a volte coglierne la vera essenza.

Un Egitto che catturera' il lettore attraverso la figura di Nefertari, il culto degli dei, i tesori rinvenuti, le pitture vegetali  di bellezza incomparabile, i riti che si tenevano lungo le sponde del Nilo

Un Egitto che forse non vedremo piu' con i nostri occhi, ma con quelli dell'antica divinita' del Nilo, gli occhi di Horus.

postato da: mary17 alle ore 15:37 | Permalink | commenti (9)
categoria:viaggi, libri, arte, egitto
venerdì, 18 luglio 2008

Leggende afro-brasiliane narrate da

PIERRE FATUMBI VERGER

con un racconto originale di LISA GINZBURG

Disegni di

Jurandy Carvalhal

Donzelli Editore

 

Gli Orixas sono i primi esseri, di origine divina, che hanno abitato la terra, rappresentano i modi in cui dio si manifesta nell'universo. Anche chi non e' andato in Brasile o non conosce la sua storia ha sentito parlare di Iemanja', dea dei mari e degli oceani, madre di tutti gli Orixas, simbolo della maternita' e della fecondita', e' regina della bellezza  e della felicita', e' anche chiamata Iara o Ianaina; il suo canto e' pieno di fascino, e' protettrice degli uomini che vanno per mare, signora assoluta della procreazione.

In questo libro, arriccchito da bei disegni, sono narrate leggende che sono state raccolte in alcune zone dell'Africa nord-occidentale e trascritte intorno al 1949 da Fatumbi Verger , fotografo ed etnologo che dalla Francia si trasferi' a Salvador de Bahia, restando affascinato dalla religiosita' di origine africana.

Le leggende qui narrate hanno un sapore particolare, arrivano dalla tradizione orale, spinte da molto lontano, sono accompagnate da una forza primitiva e danno lezione di semplicita' con le loro verita' elementari e genuine.

Il mondo degli Orixas e' ricco  di passioni: c'e' Ogum il battagliero, Xango signore della verita' e gran danzatore, Oxala di saggezza insuperabile e tanti altri ancora. Insieme alle passioni e' veicolato un mondo ricco di umanita' e di natura, costellato da misticismo e poesia. Libro delizioso, anche i bambini ne restano incantati.

postato da: mary17 alle ore 15:43 | Permalink | commenti (7)
categoria:viaggi, libri, vita, emozioni, brasile
giovedì, 10 luglio 2008

(Biruma no tategoto)

FILM di Kon Ichikawa

Genere drammatico, b/n  Produzione: Giappone 1956

 

"Rossi come il sangue sono i monti e le terre di Birmania"

Alla fine della  seconda guerra mondiale, nel luglio 1945, quando in Giappone la situazione volge al peggio, in Birmania, un ufficiale giapponese fedele al proprio ferreo codice d'onore militare, pur di non arrendersi al nemico preferisce far sterminare il proprio reparto.

Mizushima, l'unico sopravvissuto alla carneficina decide di diventare bonzo e vaga per la giungla birmana accompagnato da un'arpa e da un pappagallo. Per riscattarsi moralmente dalla ferocia della guerra che ha mietuto tante vittime giapponesi sul colle del Triangolo, iniziera' una lunga e pietosa opera di inumazione delle salme insepolte dei caduti. Questo culto dei morti tocchera' molti altri commilitoni che, tutti insieme, uniti, in attesa della pace, seppelliranno i corpi straziati, ormai preda degli avvoltoi, lasciati alla dimenticanza e all'incuria.

Il film, tratto da un romanzo di Michio Takeyada, e' un un poema lirico al pacifismo, rivive la guerra e la sua tragica disumanita', il bianco e nero superbo gli restituisce un alone quasi mistico.

Un film contro la guerra memorabile, anche se datato. Premio San Giorgio alla Mostra di Venezia nel 1956.

postato da: mary17 alle ore 15:14 | Permalink | commenti (11)
categoria:libri, cinema, giappone, bisogni primari
venerdì, 04 luglio 2008

Regia: Oliver Stone

Sceneggiatura: Ron Kovic, Oliver Stone

Genere: drammatico, Guerra (1989)

Piccolo centro, nei pressi Ny, e' qui che nasce Ron Kovic, da una  famiglia ultratradizionalista, cattolica e benpensante. Il giorno della sua nascita sembra rinchiudere un destino: e' il 4 luglio, l'Independence Day, festa nazionale degli americani, e conferisce al suo entusiasmo patriottico di ragazzo educato all'agonismo e a credere negli ideali dell'americano medio, una dimensione fatale. Nel 1967, raggiunta l'eta' necessaria, puo' finalmente servire il proprio Paese nel corpo dei marines degli Usa e parte volontario per il Vietnam, imbacuccato nella convinzione  di difendere la bandiera e la civilta' dal pericolo del comunismo.Ma la realta' si presenta ben diversa da cio' che aveva immaginato,li' e' l'inferno, la guerra e' crudele e spietata , donne e bambini vengono massacrati atrocemente. Lui stesso, per errore, uccide il commiltone Wilson, la spirale dell'orrore non conosce tregua.In seguito viene ferito durante un combattimento e restera' paraplegico ed impotente. Al rientro in Patria ci saranno altre delusioni ad aspettarlo: la situazione e' cambiata, lui non e' visto come un eroe e la sua presenza e' scomoda ed ingombrante. Le umiliazioni che subira' saranno tali e tante da fargli vedere la vita da un'altra angolazione , sposera' la causa del pacifismo diventandone un leader del movimento, trovandone uno scopo che puo' riempire la sua vita .

Il regista Oliver Stone, l'anarchico pacifista di Hollywood , puo' apparire un po' troppo didascalico, questo film viene dopo Platoon del 1986, ma merita comunque la visione.

Questa sera la mia porzione di cielo verra' illuminata a giorno da mirabolanti fuochi d'artificio che termineranno coi colori della bandiera americana; la base Usaf ha sospeso i festeggiamenti credo solo quando la crisi dell'ex Jugoslavia, terra a noi limitrofa, era troppo sanguinosa e vicina, festeggiare era   indecoroso, uno schiaffo esibizionistico di ostentazione intollerabile.

postato da: mary17 alle ore 15:16 | Permalink | commenti (12)
categoria:libri, cinema, violenza, bisogni primari
martedì, 01 luglio 2008

La location di questo libro di Cormac McCarthy e' il Texas, al confine col Messico, ambientazione gia' frequentata per una moltitudine di romanzi e film.

E' un western degli anni '80, non si sente aleggiare il fantasma di John Wayne tra le pagine, anche se l'abbigliamento dei protagonisti ha quella foggia li'.

Tre uomini, tutti e tre soli con se' stessi, incrociano i loro destini. Llewely Moss, reduce del Vietnam, ora saldatore, che mette le mani, inaspettatamente, durante una battuta di caccia, su una borsa con la bellezza di 2.600.000 dollari, dollari sporchi amico, e deve scappare. Gli altri 2 personaggi lo inseguono: uno e' lo sceriffo Bell, uno tosto, tutto d'un pezzo, la sua drittura morale gli impone di proteggere tutti gli abitanti della  contea.L'altro e' Anton Chigurh, un vero killer professionista, non guarda in faccia nessuno quando c'e' da premere il grilletto, anche lui guidato da una sua morale spietata che non conosce sconti di sorta.

Moss capisce sin da subito che non sarebbe mai piu' stato al sicuro e si domanda se era una cosa a cui ci si poteva abituare. E se uno ci si abituava?

Questa e' la storia di un inseguimento on the road, dal ritmo veloce ed incessante, ma interessante e' la parte intimista, che traccia i segni della vita e della morte e dei valori (anche questi vengono inseguiti), in un mondo che non e' piu' lo stesso, dove le certezze granitiche si sgretolano e solo gli spietati sopravvivono.

Amico, noi siamo inseguiti dal Male misterioso ed ineluttabile, e' una condanna.

 

E' uscito, fresco di pubblicazione, il film in dvd dei fratelli Coen, tratto dal libro di McCarthy.

Se vi portate il libro in spiaggia il tempo di lettura equivale ad una bella tintarella ambrata! 

postato da: mary17 alle ore 15:37 | Permalink | commenti (12)
categoria:libri, cinema, vita, suggestioni
lunedì, 23 giugno 2008

 

Slavenka Drakulic e' una scrittrice croata. Nel libro "Come se io non ci fossi" tratta degli stupri in Bosnia, una pagina dolorosa ed indimenticabile della nostra storia recente.

"Ricordo molto chiaramente la prima donna stuprata che ho conosciuto. Era nell'autunno del '92, vicino Zagabria.

Era musulmana di Kozarac, in Bosnia. Dopo alcuni mesi passati in campo di detenzione, arrivo' a Zagabria insieme ad un gruppo di profughi.Selma (non e' il suo vero nome) era una donna sui 35 anni, con capelli castani corti e occhi azzurri. Mi racconto' la sua storia a voce bassa, quasi sussurando: si trovava nella sua casa con due figli piccoli e la madre quando un gruppo di paramilitari serbi entrarono nel suo cortile. Dissero che cercavano armi. Ma non c'era nessun' arma, e neanche oro, perche' e' questo quello che cercavano.Arrabbiato, un uomo l'afferro' e la spinse in camera da letto. Poi fu raggiunto dagli altri. "Poi mi fecero quello", mi disse semplicemente Selma. abbassando lo sguardo a fissare le mani. "Dopo, per molto tempo non riuscii a guardare in faccia i miei figli...Mi lavavo, mi lavavo e mi lavavo, ma il loro odore non se ne andava. Pensi, me lo fecero sul letto di sposa" mi disse. Questa volta avvertii una traccia di disperazione nelle sue parole. Non piangeva, non piu'. Ma provava vergogna e la vergogna non l'abbandonava, dovette imparare a conviverci, e dovette farlo anche il marito. E la societa'? Alle circa 30.000 vittime di violenze sessuali in Bosnia non e' mai stato riconosciuto lo status di vittime di guerra. Mentre lavoravo al mio libro "Non avrebbero mai fatto male a una mosca" sui criminali di guerra dei Balcani sotto processo al Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia dell'Aja, mi imbattei sul caso "Foca". Si trattava di 3 serbi che avevano tenuto prigioniere delle ragazze musulmane, torturandole, riducendole a schiave sessuali e stuprandole. Ma questi uomini non capivano davvero perche' li stessero processando. Uno di loro si difese dicendo"Ma avrei potuto ucciderle!" Dal suo punto di vista, lui le aveva effettivamente risparmiate. Stupro? Che razza di crimine e' rispetto ad ammazzare? E' un caso molto importante, perche' la magistrata dello Zambia, Florence Mumba, il 22 febbraio 2002 pronuncio' contro di loro una sentenza di colpevolezza. Dragoljub Kunarac, Radomir Kovac e Zoran Vukovic furono, nella storia giudiziaria europea, i primi uomini condannati per tortura, riduzione in schiavitu', offese alla dignita' umana e stupro di massa di donne musulmane bosniache giudicati come crimini contro l'umanita'. La sentenza riconobbe che la violenza sessuale e' un'efficacissima arma di pulizia etnica, Oltre a disonorare le donne violentate, umilia i loro uomini, che non sono capaci di proteggerle. Per questo spesso le donne erano deliberatamente violentate sotto gli occhi dei mariti.La violenza sessuale distrugge l'intera comunita', perche' il marchio d'infamia rimane con loro, non dimenticato, non perdonato.....

E' un momento storico perche' finalmente la violenza sessuale e' riconosciuta come un'arma e potra' essere punita. Nessun uomo potra' difendersi dicendo che avrebbe potuto uccidere una donna che ha "semplicemente" stuprato, perche' lo stupro e' una sorta di lento assassinio. "

SLAVENKA DRAKULIC

postato da: mary17 alle ore 08:14 | Permalink | commenti (16)
categoria:politica, libri, informazione, violenza, sottrazione della dignita
giovedì, 19 giugno 2008

gita al faro giugno 07

Bibione (VE), il faro

I fari sono spesso percepiti come stati d'animo.

Virgina Woolf docet, con le suggestioni delle metafore contenute nel suo libro "Gita al faro". Da tempo, dopo il loro progressivo abbandono, sono diventati paradisi con le loro solitudini e le loro oasi di quiete, lontani dal clamore dei vocianti turisti estivi che affollano le spiagge.

L'automatizzazione ha preso il loro posto e cosi' lascia intatta la loro bellezza e la loro eleganza, anche se essenziale e semplice.

Come il faro di Bibione, piccolo, dotato di torretta sobria, non imponente come quello della Vittoria di Trieste, sentinella che, dall'altura, guarda altera il mare color turchese. E' stato costruito ad inizio del Novecento alla foce del fiume Tagliamento, dove Bibione incontra Lignano. Fuori stagione e' un'incanto per la pineta marittima da cui e' circondato e, in primavera, per la vegetazione spontanea profumata e sorprendente. Ci si arriva dalla battigia oppure attraversando un sentiero alberato.

E' stato ed e' testimone di infiniti incontri notturni di adolescenti e non, di baci roventi, falo' sulla spiaggia, discussioni interminabili, bevute tra amici, cori di canzoni accompagnate dalla chitarra. Se le sue mura potessero parlare...ah!...ne  uscirebbe un libro altrettanto intrigante di quello della Woolf!

 

postato da: mary17 alle ore 13:46 | Permalink | commenti (10)
categoria:citazioni, libri, foto, sentimenti, suggestioni, emozioni
lunedì, 09 giugno 2008
amazzonia

Il titolo del libro che sto leggendo e' Amazzonia, scritto da Joao Meirelles Filho, ambientalista molto impegnato su questo fronte, dirige l'Istituto Peabiru   in Brasile, ha lavorato in Amazzonia in progetti d'insediamento rurale, appoggia la creazione e la sostenibilita' finanziaria di organizzazioni della societa' civile, ha fondato  diversi Parchi ecoturistici.

Il libro racconta magistralmente la storia, la geografia, la politica e l'economia del polmone del pianeta; e' un viaggio suggestivo in un mondo affascinante ed incantato che l'uomo sta scelleratamente distruggendo. L'ecosistema mondiale sta gridando vendetta, la questione amazzonica non puo' aspettare a lungo, gli incendi, la deforestazione, i conflitti per il possesso della terra , l'inquinamento dei fiumi e la deprivazione delle popolazioni locali e' urgente. Tanti sono gli interrogativi che Meirelles Filho si pone e tanti sono i quesiti che aspettano una risposta, spetta alla nostra coscienza di abitanti ospiti del pianeta fornirle.  Per gli stranieri, sostiene l'ambientalista, l'Amazzonia brasiliana non e' una priorita' anche se e' presente nell'immaginario collettivo dell'umanita' .Eppure, secondo lo scienziato Norman Myers, una medicina su quattro contiene prodotti che, piu' o meno direttamente, provengono da materie prime delle foreste tropicali, ben il 70 per cento delle piante con proprieta' anticancerogene proviene da li'. Il libro e' edito da Corbaccio, all'interno e' corredato da splendide fotografie.

Oggi naturalisti, ambientalisti e scienziati "ecocompatibili" si sentono messi all'angolo, lamentano che le loro discipline non sono centrali sulla scena pubblica o nell'agenda politica. Tuttavia molti prodromi, alcuni anche allarmanti, ci segnalano la nostra ottusita' e presto, volenti o nolenti, anche i governi piu' sordi e restii saranno costretti a sbattere il muso, ad occuparsi finalmente di ambiente e natura, le cenerentole di tutti i problemi che affligono l'umanita'.

Non per vocazione, non per presa di coscienza o per spirito d'avanguardia, ma per impellente neccessita'. La situazione energetica collassata, l'aumento assurdo del prezzo dei cereali, le vertiginose storture di un mercato che distrugge le colture locali e le biodiversita' sono ormai problemi di stringente attualita'.La terra e' da salvare, prima che si prenda la rivincita.

Info:www.peabiru.org.br

postato da: mary17 alle ore 14:52 | Permalink | commenti (7)
categoria:libri, ambiente, letture, brasile
venerdì, 23 maggio 2008

Questo e' il titolo del nuovo romanzo di Tahar Ben Jelloun, nato a Fes, una pittoresca citta' imperiale marocchina  dalle immutate tradizioni e costumi, che ho visitato alcuni anni fa.

Lo scrittore vive da quasi 40 anni a Parigi, spesso scrive sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" riguardo al tema dell'islamismo e l'integrazione sociale dei musulmani.

Questo romanzo e' infatti incentrato su Mohamed, operaio in una fabbrica in Francia. Ha lasciato oltre 40 anni fa il sud del Marocco, nel cammino della speranza di una vita migliore.

Non era certo il primo che emigrava, ma quando si rese conto che stava per diventare un teme', un lavoratore marocchino all'estero, fu preso dall'angoscia; col tempo si sarebbe trasformato in RME, residente marocchino all'estero.

Dove sta la differenza? Residente suona piu' dignitoso, ma la prospettiva non cambia.

Analfabeta, di stretta osservanza religiosa, padre di 5 figli che sente estranei perche' integrati,  teme la minaccia dall'imminente pensionamento.

La pensione e' lo spettro della morte perche' ha ucciso il suo caro amico Brahim e lui non vuole fare la stessa fine infausta, lo spaventa terribilmente l'idea di non dover lavorare per tutto il giorno, lui che e' stato un operaio modello, gli mette ansia il vuoto conseguente.

In cerca delle sue radici tornera' in Marocco e finira' la casa costruita laggiu', ma la sua anima sara' sempre piu' confusa e smarrita fino allo sperdimento totale.

Una storia che tocca il tema dell'emigrazione e il conseguente sradicamento, sottolinea la voglia di conservare ad ogni costo la propria cultura e le proprie tradizioni, e il fantasma del pensionamento, preludio dell'inutilita' dei propri saperi e della vecchiaia incipiente ed inesorabile.

Marocco-180

Dal mio album fotografico del Marocco: mercato delle spezie in un villaggio

ai piedi della catena montuosa dell'Atlante

postato da: mary17 alle ore 15:23 | Permalink | commenti (14)
categoria:libri, foto, marocco
lunedì, 12 maggio 2008

Estate 1959, Stato dell'Oregon, Usa.

Castle Rock, 1281 abitanti.

Quattro ragazzini dodicenni affiatati si mettono alla ricerca del cadavere di un coetaneo scomparso da casa, spinti dal desiderio eccitante di avere il loro quarto d'ora di notorieta', una foto sul giornale, la pubblicita' in televisione.

Sono molto diversi tra di loro, ma l'intento e' comune e rinsalda la loro amicizia.

Gordie ha una passione per la scrittura, ma si sente isolato dai genitori da quando un muro di incomunicabilita' e' sceso tra di loro, dopo la tragica morte del fratello, promessa stella dello sport.

Chris e' perseguitato dal pregiudizio perche' proveniente da una famiglia di poco di buono; e' intelligente e di grande sensibilita', ma cio' non basta a riscattarlo.

Teddy e' figlio di un reduce dello sbarco in Normandia, a cui sono rimaste le stigmate di gravi problemi psichici derivanti dal devastante vissuto; il padre gli ha ustionato un orecchio sulla stufa e ne porta i postumi.

Infine c'e' Vern, visibilmente sovrappeso, oggetto di continue derisioni, personalita' labile e pavida.

Le migliori storie di bambini sono viaggi, sia in senso metaforico che non; i 4 ragazzini infatti compiranno un viaggio di 50 km. sulle traccie di un cadavere, un viaggio che sara' un rito di passaggio verso l'adolescenza, niente sara' piu' come prima.

Il film e' la trasposizione cinematografica  del racconto piu' atipico, ma assolutamente affascinante di Stephen King, Il corpo.Secondo il parere dell'autore e' il miglior  film tratto dalle sue opere.

King ebbe a dire che libri e film sono come mele e arance, entrami frutti gustosi, ma ognuno dal gusto diverso.

postato da: mary17 alle ore 15:42 | Permalink | commenti (4)
categoria:libri, cinema, viaggi dellanima