mercoledì, 25 giugno 2008

sentiero Rilke ,Trieste

Prima che il sogno (o il terrore) intrecciasse

mitologie e cosmogonie

e che il tempo prendesse forma in giorni

il mare, il sempre mare, era li', eterno.

Chi e' dunque il mare? Chi e' quel violento

essere antico che rode i pilastri

della terra ed e' uno e molti mari

ed e' abisso e splendore, caso e vento?

Lo si guarda ogni volta per la prima

volta, con lo stupore che le cose

elementari destano: maliose

sere, la luna, il fuoco d'un falo'.

Chi e' il mare, io chi sono? Lo sapro'

il giorno che tien dietro all'agonia.

JORGE LUIS BORGES

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categoria:poesia
giovedì, 12 giugno 2008

LA RELIGIONE DELL'AMORE

Miracolo della natura! Una gazzella velata indica un giuggiolo

e sbatte le ciglia.

Il suo pascolo giace tra le costole e le interiora, miracolo, un

giardino in mezzo alle fiamme.

Il mio cuore puo' assumere ogni foggia:pascolo per le gazzelle,

convento per i monaci.

Tempio degli idoli, Caaba dei pellegrini, tavole della Tora',

esemplare del Corano.

Credo nella religione dell'amore ovunque si dirigono i suoi

destrieri, poiche' l'amore e' la mia religione e la mia fede.

IBN' ARABI

smack

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categoria:poesia, sentimenti, lirica doriente
martedì, 27 maggio 2008

 Afghanistan, regime post-talebano, il colore predominante e' il grigio: scheletri allucinanti di case bombardate, rovine , macerie ovunque, gente allo stremo. La guerra e' terribile per tutti, ma per le giovani donne, i bambini e gli anziani lo e' ancora di piu'. Hanno sopportato avversita' di ogni genere, il regime talebano  ha costretto le giovani all'analfabetismo, ogni possibilita' di emancipazione e' stata reclusa, ingabbiata ogni speranza. Un esercito di madri con figli ammalati senza medicine, prive del latte materno per l'indigenza e la fame disperante.

Bambine costrette a coprirsi il viso, a portare sempre il velo per strada, oppure mettere il dito in bocca per camuffare la voce e poter sembrare maschi.Tuttavia c'e' un afflato di speranza, dopo la caduta della dittatura soffocante la scuola e' stata riaperta e c'e' chi sogna, nonostante tutto, un futuro diverso per il proprio Paese martoriato.

E' Noqreh, la protagonista del film, che sogna l'impossibile:diventare Presidentessa dell'Afghanistan. E' un pensiero blasfemo per suo padre, anziano carrettiere  intransigente che vaga tra le macerie di Kabul, come un'anima in pena. La  trasgressione della ragazza si manifesta anche indossando un paio di scarpe bianche col tacco, di foggia occidentale, che demarcano la Noqreh intrappolata in quel destino e quella dell'utopia di un futuro da Presidente del proprio Paese, dopo la fine dell'Enduring Freedom. Benazir Bhutto in fin dei conti e' una donna candidata alle elezioni nel vicino Pakistan, perche' il suo sogno non potrebbe essere possibile? 

Confessa il suo desiderio ad un'amico poeta per cercare di capire le strategie per poter essere eletta, capire quali discorsi fare per essere convincente e credibile agli occhi dei suoi connazionali, e poter finalmente prendersi cura delle sorti del suo travagliato Paese. Il suo amico poeta, potrebbe essere colui che si occupa della campagna elettorale, e'quello che le declama ,come un mantra, "Alle cinque della sera", i versi di  Lorca.

L'immaginazione e' fervida, nonostante lo squallore circostante;la traversata del deserto, verso Kandahar, accompagnata dal padre, la sorella allo sfinimento e il corpo agonizzante del nipotino, la riportera' alla cruda realta'.

La regista del film, Samira Makhmalbaf, sottolinea che, come sosteneva Godard, il cinema e' stato inventato per mostrare la realta', solo in seguito e' diventato un mezzo d'intrattenimento.

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categoria:poesia, cinema, liberta, viaggi dellanima
lunedì, 14 aprile 2008

smack

Apro la sigaretta

come fosse una foglia di tabacco

e aspiro avidamente

l'assenza della tua vita.

E' cosi' bello sentirti fuori,

desideroso di vedermi

e non mai ascoltato.

Sono crudele, lo so,

ma il gergo dei poeti e' questo:

un lungo silenzio acceso

dopo un lunghissimo bacio.

A. Merini

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categoria:poesia, foto
venerdì, 11 aprile 2008

libri

 

 

Questo il titolo del primo ed unico libro che ho letto di Roberto Cotroneo.

Oltre che critico letterario, l'autore qui e' un papa' che spiega al figlio Francesco di qualche anno, tramite una lunga lettera appassionata, una storia,quella dei libri che piu' ha amato nell'adolescenza.

Inizia spiegandogli qual'e' esattamente il suo lavoro, che consiste nell'esprimere giudizi sui libri che legge; un'esercizio di stile sui libri che non gli piacciono affinche' i lettori non sbaglino nella scelta.

Gli racconta di come sin dai tempi del liceo debba al suo professore comunista, eretico, libertario, il miracolo di molte letture importanti, l'approffondimento della scrittura semplice e chiara, come una ginnastica mentale, un costante esercizio intellettuale. 

Parla in termini semplici della meraviglia della scoperta di una storia di pirati dei mari del Sud ,raccontata nell'Isola del Tesoro di Stevenson, dal sapore esotico e dai colori forti.

E poi del romanzo di formazione per eccellenza, Il giovane Holden di Salinger, un grande libro che sembra scritto in modo semplice: e' la storia di un adolescente trasgressivo alla ricerca disperata di generosita', contro un mondo intollerabile fatto di mediocrita', spacciata per grandezza.

Cotroneo parla al figlio anche delle affascinanti poesie di Eliot, del Soccombente di Thomas Bernhard e, come d'incanto, fa parlare questi personaggi dei libri e delle poesie tra di loro.

Tocca temi suggestivi come l'inquietudine, la trasgressione, la tenerezza, la passione, il talento, in modo lieve e seducente.

Ho trovato chiavi di lettura inedite e piene di appeal.

Si puo' portare con se' al seggio elettorale, casomai ci fosse la coda...visto il maltempo!

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categoria:poesia, libri, letture, passioni, emozioni, viaggi dellanima
venerdì, 08 febbraio 2008

Questo e' il titolo dell'ultimo  libro di Paola Mastracola, nata a Torino nel 1956, insegnante in un liceo scientifico.

Il romanzo, tra il reale ed il paradossale, racconta le avventure e le scoperte   di Lidia,  disincantata dalla storia che la attraversa, creatura aerea, fiabesca.

Lidia , figlia di un operaio della Fiat, vive l'adolescenza nella  Torino  anni Settanta, anni caldi della contestazione giovanile, ma lei ne rimane estranea, impermeabile, non si fa coinvolgere, cerca solo l'amore, anche se in forma bizzarra, quasi come un antico cavaliere.

Prova ad inventarsi la vita anziche' viverla, si nutre di sogni e poesia, consuma tutte le sue energie per un improbabile amore ideale, lontana  anche dai codici sociali d'appartenenza. 

Un po' come l'autrice, che rivendica la distanza dalla politica contro il primato della politica.

La Mastracola ha vissuto gli anni della contestazione da spettatrice, sostiene che per i compagni del movimento di allora era definita una qualunquista.

Lei ha coniato allora una nuova sigla i Qua Qua, qualunquisti di qualita', coloro che, anziche'coltivare  un sogno collettivo, si dedicano ad un sogno individuale che e' appunto la poesia, la lirica d'amore.

Non sottende ne'alla critica ne'alla  polemica, solo alla distanza siderale, piu' lontana della luna, appunto...

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categoria:poesia, politica, libri, vita
sabato, 19 gennaio 2008

Guarda che cosa bella

piena di grazia

e' lei, la ragazza

che sta passando

 dondolandosi dolcemente

camminando verso il mare

Ragazzina dal corpo dorato

dal sole di Ipanema

 il suo dondolio

vale piu' di una poesia

e' la cosa piu' bella

che ho visto mai passare

Ah, perche' sto cosi' solo

ah, perche' tutto e'cosi' triste 

ah, la bellezza che esiste

La bellezza che non e' solo mia

anche lei passa da sola

Ah, se lei sapesse

che quando passa

il mondo sorride

si riempe di grazia

e diventa piu' bello

a causa dell'amore

Questa celeberrima ed incantevole poesia messa in musica sotto forma di bossa nova  dai versi di Vinicius de Moraes e' scritta sul muro del famoso bar Veloso di Ipanema dove il poeta, gran bevitore, contemplava una ragazza che passava e lo ispiro'.

Oggi, giornata uggiosa dai toni cupi e grigiastri questa canzone mi porta un raggio di sole di Rio de Janeiro, mi rievoca il ricordo delle molte bevute di latte di cocco di qualche anno fa sulle fragorose onde atlantiche di Copacabana...

Chiudo gli occhi, la voce meravigliosa  e vellutata di Joao Gilberto mi accompagna......apro il cassetto, cerco la foto che mi piace tanto, quella sul lungomare, abbronzatissima; mi aspettavano ancora le cascate di Iguassu', l'Amazzonia, Recife.....

Intanto fuori pioviggina....

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categoria:viaggi, poesia, vita, emozioni
lunedì, 24 dicembre 2007
vvangogh  notte stellata

Sono una stella del firmamento

che osserva il mondo, disprezza il mondo

e si consuma nella propria luce.

Sono il mare che di notte si infuria,

il mare che si lamenta, pesante di vittime

che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.

Sono bandito dal vostro mondo

cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,

sono il re senza terra.

Sono la passione muta

in casa senza camino, in guerra senza spada

e ammalato sono della mia propria forza.

Hesse

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categoria:poesia, arte, foto, emozioni
lunedì, 17 dicembre 2007

autunno 08 016

 

Disse un filo d'erba a una foglia d'autunno: "Fai un tal rumore quando cadi!

Mandi all'aria tutti i miei sogni invernali".

La foglia replico' indignata: "Creatura permalosa e vile! Chi nasce in basso, rimane in basso.

Tu non vivi negli strati elevati dell'etere e non puoi esprimere ne' suoni ne' canti".

Poi la foglia autunnale giacque a terra e si addormento'.

E quando la primavera fece ritorno, si risveglio', ormai divenuta un filo d'erba.

Quando torno' l'autunno ed il sonno dell'inverno comincio' ad avvolgerla, attorno a lei e su di lei caddero le foglie secche.

Borbotto' fra se': "Queste foglie autunnali! Fanno un tal rumore!

Mandano all'aria tutti i miei sogni invernali"

 

K. Gibran

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categoria:poesia, vita, foto
martedì, 20 novembre 2007

solitudine

 

 

Nessun uomo e' un'isola,

completo in se' stesso;

ogni uomo e' un pezzo di continente,

una parte del tutto.

Se anche solo una zolla

venisse lavata via dal mare,

l'Europa ne sarebbe diminuita,

come se le mancasse un

promontorio,

come se venisse a mancare

una dimora di amici tuoi,

o la tua stessa casa.

La morte di un qualsiasi uomo mi

sminuisce,

perche' io sono parte dell'umanita'.

E dunque non chiedere mai

per chi suona la campana:

suona per te.-(J. Donne)

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categoria:poesia, vita, foto