lunedì, 04 agosto 2008

in volo sul gran sasso

 

L' essere umano e' nomade per natura, tutta la cultura umana e' meticcia,anche se oggi, a causa del ritorno esacerbato delle frontiere e dei nomadismi, prevale l'idea che ciascuno di noi debba appartenere ad un mondo chiuso.

Il viaggio e' l'incontro con gli altri, la scoperta della magia di altri costumi e tradizioni, la critica dell'egoismo e della spietatezza degli uomini, e' perdersi all'incanto di terre e culture sconosciute in un approccio profondo, intimo; e' la speranza di un'esistenza in armonia con l'universo che ci circonda.

 

buone vacanze!

 

A tutti coloro che le devono fare... buona permanenza a chi resta!

Spero di rivedervi a settembre!

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martedì, 01 luglio 2008

La location di questo libro di Cormac McCarthy e' il Texas, al confine col Messico, ambientazione gia' frequentata per una moltitudine di romanzi e film.

E' un western degli anni '80, non si sente aleggiare il fantasma di John Wayne tra le pagine, anche se l'abbigliamento dei protagonisti ha quella foggia li'.

Tre uomini, tutti e tre soli con se' stessi, incrociano i loro destini. Llewely Moss, reduce del Vietnam, ora saldatore, che mette le mani, inaspettatamente, durante una battuta di caccia, su una borsa con la bellezza di 2.600.000 dollari, dollari sporchi amico, e deve scappare. Gli altri 2 personaggi lo inseguono: uno e' lo sceriffo Bell, uno tosto, tutto d'un pezzo, la sua drittura morale gli impone di proteggere tutti gli abitanti della  contea.L'altro e' Anton Chigurh, un vero killer professionista, non guarda in faccia nessuno quando c'e' da premere il grilletto, anche lui guidato da una sua morale spietata che non conosce sconti di sorta.

Moss capisce sin da subito che non sarebbe mai piu' stato al sicuro e si domanda se era una cosa a cui ci si poteva abituare. E se uno ci si abituava?

Questa e' la storia di un inseguimento on the road, dal ritmo veloce ed incessante, ma interessante e' la parte intimista, che traccia i segni della vita e della morte e dei valori (anche questi vengono inseguiti), in un mondo che non e' piu' lo stesso, dove le certezze granitiche si sgretolano e solo gli spietati sopravvivono.

Amico, noi siamo inseguiti dal Male misterioso ed ineluttabile, e' una condanna.

 

E' uscito, fresco di pubblicazione, il film in dvd dei fratelli Coen, tratto dal libro di McCarthy.

Se vi portate il libro in spiaggia il tempo di lettura equivale ad una bella tintarella ambrata! 

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venerdì, 27 giugno 2008

folkest 08

 

 

FOLKEST

DAL  3  AL  7  LUGLIO     2008.      VARIE   SEDI.

Cominciera' nello splendido scenario di Palazzo di Sopra a Splimbergo (PN), una delle piu' singolari rassegne musicali d' Europa e tra i piu' importanti eventi folk in Italia.

Lo spettacolo e' itinerante, come i suoi musicisti.

Quest'anno il Folkest avra' oltre 90 appuntamenti in Friuli-Venezia Giulia, Veneto , Istria.

La kermesse finale si terra' sempre a Spilimbergo, sede della Scuola Mosaicisti del Friuli che ha espresso con il mosaico qui sopra rappresentato l'immagine del manifesto ufficiale del Folkest.

Sito dedicato: www.folkest.com

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giovedì, 19 giugno 2008

gita al faro giugno 07

Bibione (VE), il faro

I fari sono spesso percepiti come stati d'animo.

Virgina Woolf docet, con le suggestioni delle metafore contenute nel suo libro "Gita al faro". Da tempo, dopo il loro progressivo abbandono, sono diventati paradisi con le loro solitudini e le loro oasi di quiete, lontani dal clamore dei vocianti turisti estivi che affollano le spiagge.

L'automatizzazione ha preso il loro posto e cosi' lascia intatta la loro bellezza e la loro eleganza, anche se essenziale e semplice.

Come il faro di Bibione, piccolo, dotato di torretta sobria, non imponente come quello della Vittoria di Trieste, sentinella che, dall'altura, guarda altera il mare color turchese. E' stato costruito ad inizio del Novecento alla foce del fiume Tagliamento, dove Bibione incontra Lignano. Fuori stagione e' un'incanto per la pineta marittima da cui e' circondato e, in primavera, per la vegetazione spontanea profumata e sorprendente. Ci si arriva dalla battigia oppure attraversando un sentiero alberato.

E' stato ed e' testimone di infiniti incontri notturni di adolescenti e non, di baci roventi, falo' sulla spiaggia, discussioni interminabili, bevute tra amici, cori di canzoni accompagnate dalla chitarra. Se le sue mura potessero parlare...ah!...ne  uscirebbe un libro altrettanto intrigante di quello della Woolf!

 

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sabato, 05 aprile 2008

sentiero Rilke ,Trieste

 

 

Che bello un tour primaverile tra il mare ed il Carso della provincia triestina! Il sentiero Rilke, a picco sul mare, va da Sistiana, nei pressi di Trieste fino a raggiungere il castello di Duino.

Si possono ammirare giochi cromatici della classica e profumata vegetazione mediterranea, la posizione particolare del sentiero favorisce la crescita di molte varieta' di piante, l'incontro tra l'asperita' del Carso ed il Mediterraneo e' fecondo.

Il nome del sentiero e' stato dato in onore al poeta ermetico Rainer Maria Rilke, che soggiorno' al Castello di Duino a lungo.

Il percorso si snoda per poco piu' di un km. e mezzo, lungo la passeggiata ci sono quattro belvedere mozzafiato, portarsi dietro la macchina fotografica quasi un obbligo!

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venerdì, 28 marzo 2008

Jorge_Amado

 

 

Quando usci' il romanzo "Dona Flor e i suoi 2 mariti", molti intellettuali non gradirono  questo libro ritenuto d'intrattenimento, perche' Amado, gia' premio Stalin per la Pace, sembrava che abdicasse alla sua vocazione  di intellettuale organico alla sinistra.

E' un libro sognante, ironico, magico; la cornice e' l'incantevole Salvador de Bahia, dalla forte impronta africana, sia come usanze che come costumi.

La storia ha aspetti folkloristici e piccanti, con una stretta connessione tra cibo speziatissimo ed erotismo.

Dona Flor, si chiede:"Perche' si deve sempre aver bisogno di 2 amori, perche' non ci basta averne uno solo nel cuore?"

Lei, giovane e bellissima bahiana, cuoca eccezionale ed amante infuocata, rimasta vedova dell'appassionato marito Vadinho, si risposa con Teodoro, un farmacista benestante e troppo tranquillo, troppo diverso dal defunto coniuge.

La sera prima del matrimonio Vadinho le appare in sogno e la rimprovera duramente per il "tradimento" a suo danno.

Turbata, Flor ricorre allora alle armi della magia e riesce ad ottenere che lui torni in vita solo ed esclusivamte per lei, che riprenda ad amarla con la consueta passione e a trascinarla in sfrenati samba.

Da questo libro ho trascritto molte ricette che Dona Flor con maestria preparava e, portando le materie prime proprio da Bahia, le ho riprodotte con buon successo , anche se la cucina bahiana non e' di tipo ipocalorico! 

Il libro, che mi sono portato in viaggio, ha risentito della fragorosa onda atlantica  che mi ha sorpresa sulla spiaggia, troppo assorta nella lettura: mi ha spiegazzato le pagine ed accartocciato tutta la copertina! 

In compenso, ogni tanto la annuso e mi sembra di risentire il profumo di quel mare, di quei sapori, di quei colori...

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martedì, 25 marzo 2008

Il nome e' quello di un club dell'Habana, Cuba, attivo fin dagli anni '30, che aveva raggiunto molta notorieta', riservato ai musicisti  talentosi di etnia negra.

Da qui origina il titolo del film di Wim Wenders, che accompagna Ry Cooder ed i suoi amici musicisti nel loro viaggio di ritorno a Cuba, dopo la vittoria del Grammy Award, per l'omonimo disco Buena Vista Social Club.

Questa speciale occasione documenta la vita dei componenti e l'attivita' del gruppo, dalla rinascita sollecitata da Wenders, dopo anni di colpevole silenzio, sino al riscatto della loro ultima trionfale apparizione al Carnegie Hall, New York.

E' un autentico inno alla musica cubana, o meglio afro-cubana, elemento fondante  della loro identita', che narra meglio di un libro di storia il loro vissuto, dallo schiavismo in su.

Ci si puo' tuffare come nella travolgente onda atlantica sul Malecon,assaporando il fecondo son cubano.

C'e' la Cuba dei mille colori e dei mille suoni, quest'isola ingabbiata in un regime, tuttavia suggestiva e fantastica.

L'Habana vecchia, piena di auto improbabili anni '50, vernicate e riverniciate con la stessa vernice che si usa per le barche, in mancanza di meglio; i bambini bellissimi dagli sguardi incantevoli e profondi, le case tarlate dalla salsedine, le strade maltenute, fotografate  con molta liberta', anche se Wenders non si avventura in letture politiche e sociali.

Ibrahim Ferrer, definito il Nat King Cole di Cuba, mecca  degli strumenti a percussione, afferma che cio' che s'impara qui non s'impara da nessun'altra parte.

E poi c'e lui, Compay Secundo, all'epoca del film ottantacinquenne, scomparso nel 2003 a 95 anni, cappello bianco in testa, sigaro perennemente acceso, linguaggio schietto e diretto, principale artefice del loro successo.

Un amico che l'ha visto in concerto mi ha raccontato che prima di cantare si sciaquava la bocca con abbondante rum che poi sputava.

Nel film racconta anche una spassosa ricetta per il brodo di pollo, panacea post sbronza.

Da vedere, infonde  gioia di vivere e di ballare...casomai spostate i mobili....

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venerdì, 21 marzo 2008

Verso l

Verso l'alto-Kandinskij

 

FEDERICO ZERI

ABECEDARIO PITTORICO

UN GRANDE MAESTRO
INSEGNA A GUARDARE
44 CAPOLAVORI DELL'ARTE

DA GIOTTO AL NOVECENTO

Federico Zeri, scomparso dieci anni fa, storico dell'arte , personaggio caustico, quando era a suo agio era in grado di spargere il suo sapere ai non addetti ai lavori in modo semplice ed intrigante.

In questo libro racconta curiosita', anedotti, retroscena delle opere di 44 artisti, tra cui il mio amatissimo Kandinskij, Chagall, de Chirico, Gauguin, Klee, Modigliani, Monet, Morandi, Picasso, Toulouse-Lautrec, Matisse, Caravaggio e molti altri.

Pur vestendo i panni del divulgatore, non abbandona la sua natura di conoscitore e la sua professione di filologo; ogni opera viene esaminata nelle sue dimensioni esatte e nello stato di conservazione, che quando e' cattivo provoca in lui quasi una punta di  dolore e un disappunto che non sa celare.

Trascina il lettore nel vivo delle ostiche questioni attributive, mette in campo il tema insidioso delle falsificazioni, di difficile risoluzione per chiunque si occupi di pittura.

Ma la questione che appassiona il lettore e' quando Zeri si chiede: chi era l'artista? che cosa raffigura il quadro? che cosa e' accaduto in quel frangente?

L'estate scorsa sono andata al Moma di New York  e tra le tante opere esposte ho potuto ammirare la celebre tela Demoiselles d'Avignon di Pablo Picasso, uno dei capisaldi di quello  che e' "l'avanguardia storica".

Molti credono che sia un quadro che rappresenti donne della citta' d'Avignone. Non e' cosi'.

Zeri ci spiega che Avignon e' una strada del centro di Barcellona, ancora oggi esistente, nella quale era aperto un famoso postribolo. Picasso rappresenta nella grande tela un gruppo di prostitute che stanno attirando i clienti spogliandosi e mostrando il loro corpo in posizione oscene.

L'autore ci racconta dell'immensita' di Kandinskij senza il quale non avrebbero potuto esistere ne' Burri ne' Fontana, suoi satelliti.

Parla del Caravaggio, pietra miliare della pittura occidentale, della rapidita' con cui avviene la sua evoluzione artistica, della sua figura potente, drammatica e, soprattutto sincera.

Cosa che, aggiunge, raramente avviene nell'arte.

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sabato, 08 settembre 2007

manhattan

Le luci di Broadway, l'opulenza della Fith Avenue, i grattacieli da torcicollo, che per fotografarli non sai mai da che prospettiva prenderli, i miliardi della sfarzosa Wall Street vista milioni di volte alla tv e la sensazione di essere sempre e comunque al centro del mondo, in una location cinematografica, scopri qua e li' cose gia' viste...in una sequenza di un film, in uno spot pubblicitario.

A volte hai l'impressione di essere Alice nel Paese delle meraviglie e sgrani gli occhi stupita.

Pero', come ho gia' detto, c'e' Paradiso ed Inferno accomunati, concentrato di tutti i difetti e di tutti i pregi che possono caratterizzare una metropoli di queste dimensioni, che non dorme mai, cantava Sinatra.

NYC si muove al ritmo di un'incredibile polifonia culturale: i gospel di Harlem unici e suggestivi si contrappongono alle processioni di Little Italy che hanno la Cattedrale di S. Patrizio come riferimento religioso.

Poi ci sono le feste per il Capodanno cinese, la grande parata del Columbus Day, il Thanksgivin , le sfilate irlandesi e quelle dei portoricani, la colorita Little Brazil, il quartiere coreano che si espande sempre di piu' e vende cibi praticamente di plastica a prezzi stracciati.

Gli indigeni, i newyorkesi, costituiscono infatti un coloratissimo esercito umano in cui militano un po' tutti, dagli yuppies ( dai 17 ai 25 anni per lo piu' figli di miliardari) ai vecchietti eccentrici, alle signore dell'alta' societa' agli impiegati, passando per i gruppi di teenagers vestiti all'ultima moda, trendy, quelli che fanno tendenza, le cui foggie arrivano da noi dopo qualche tempo.

La Big Apple, come questa citta' veniva chiamata dai talentuosi musicisti colored che emigravano dal Sud per venirsi ad esibire nei locali di Harlem, e' un affascinante calderone, un mix di razze, di usi e costumi.

Siamo andati al Central Park proprio di sabato, caso vuole, e quello che si puo'vedere sembra un film:coloratissimi marciatori, anziani corredati da una fascia con il cardiofrequenzimetro e 5-6 bottigliette di polivitamici e bevande energizzanti di ogni tipo dai colori improbabili, gatti sullo skateboard, mamme che corrono di gran lena trascinando la carrozzina o il passeggino, cani di ogni razza agghindati con abbigliamento sportivo griffato, mezzi di locomozione stravaganti che piu' di cosi' non si puo'.

Al limitare del parco c'e' il South Dakota Residence, abitato dal grande Lennon, un fan impazzito lo uccise proprio all'uscita di casa..

A suo ricordo c'e' un grande mosaico bianco e nero, a significare che le 2 razze devono convivere pacificamente, dove i fan quotidianamente depongono fiori, poesie, una vecchia chitarra e...anche qualche lacrima..

A me e' piacuto molto Soho ed il Village, ricorda la Ny ottocentesca, ricca di glamour ed atmosfera retro', solo che abitare li'e' proibitivo, off limits per le persone normali.

Un modo di uscire dalla selva dei grattacieli e dare uno sguardo esterno alla citta' e' quello di imbarcarsi su uno dei numerosi battelli che navigano intorno all'isola di Manhattan, si puo' vedere Miss Liberty, Ellis Island, Staten Island, la vista e' spettacolare.

Poi non deve mancare la vista dello skyline dall'alto, dopo la falcidiazione delle Twin Towers l'alternativa e' l'Empire State Building, lo spettacolo e' veramente mozzafiato!!!!! 

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martedì, 04 settembre 2007

Eh si....sono tornata, tornata dall'Inferno e dal Paradiso, consentitemi l'espressione!

Gia', perche' in Messico ho visto anche l'estrema poverta' e a New York l'estrema opulenza, il consumismo accecante ed esibito, folgorante ed ammicante, nonostante anche li' ci siano gli homeless che vivono praticamente dei rifiuti dei ricchi, degli hamburger formato maxi cestinati da chi ha mangiato fino allo sfinimento.

Ma il Messico non e' solo poverta', ha una cultura millenaria alle spalle, pietre scolpite magistralmente che testimoniano nel tempo la grandezza di civilta' che furono.

Abbiamo visitato 3 regioni significative per quanto riguarda i templi del passato: Messico (oltre che capitale e' anche l'omonima regione), Chiapas, Yucatan.

La struttura sociale remota anche li' era di tipo verticistico, alla cui sommita' vi erano i sacerdoti, depositari di conoscenze astronomiche e matematiche, gli unici che potessero legittimare il potere politico dell'aristocrazia nobiliare.

Erano gli interpreti di una specie di monoteismo filosofico popolato da Itzamna', divina creatrice, e da una molteplicita' di dei attraverso i quali si manifestava.

Solo nel periodo post-classico si impose il politeismo pagano con nuove divinita' guerriere, sull'esempio degli Aztechi, considerati da tutti i piu' spietati sanguinari, che praticavano il sacrificio umano con piu' ferocia.

I Maya sacrificavano  schiavi e nemici prigionieri sugli altari sacrificali oppure gettandoli nei cenotes, laghi sotterranei o affioranti in superficie, presenti nelle terre carsiche dello Yucatan.

Il Chiapas, oltre ad essere considerato a pieno titolo il polmone del Messico offre al turista lo spettacolo della natura, vegetazione lussureggiante, cascate mozzafiato, canjon stupefacenti,villaggi di indigeni che lavorano terreni impervi solo manualmente, senza l'aiuto di animali o macchine agricole di alcuna sorta..

Abbiamo visitato piccoli villaggi dove l'analfabetismo raggiunge picchi anche del 60 per cento della popolazione ( nel Paese e' del 35 per cento), dove abbiamo potuto assistere a cerimonie di sincretismo religioso.....impressionanti !!!!!

Venivano sacrificate galline ed il santone imponeva delle uova sulla fronte dei neonati per sconfiggere il malocchio!!!!

Il sub-comandante Marcos, portavoce dei poveri contadini derelitti sfruttati in maniera vergognosa, rappresenta per molti un mito, anche se da noi viene criticato per un comportamento non molto adamantino.

Comandante e' il popolo-proclama lui-io che ne sono il portavoce sono il sub-comandante!

Tante altri fatti si affastellano nella mente e nei ricordi nitidissimi....ma il tempo e' tiranno...devo andare, alla prossima!!!!!  

 

 

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