venerdì, 25 luglio 2008

Sior Todero, protagonista della commedia di Carlo Goldoni, e' un vecchio burbero, avaro all'inverosimile, che tiene in pugno, sottomessi al suo dominio implacabile, familiari e servitu' ossequiosi.

Piega sempre e comunque ogni evento a suo vantaggio, soprattutto economico, e si spinge fino a predisporre le nozze della nipote riottosa col figlio del suo fattore. Due piccioni con una fava:niente esborso di quattrini per la dote e un servo gratis in famiglia.

Le angherie piu' bieche riservate dal vecchio despota  brontolone sono a carico del pavido figlio Pellegrin , uomo di scarsa personalita', assertivo e codardo, che, per non contraddire il padre se ne lava le mani, limitandosi a dire"mi no so gnente!"

La moglie di Pellegrin, la nuora Marcolina, e' di tutt'altra pasta, donna coriacea, di carattere, e non si accontenta certo che la figlia Zanetta sposi Nicoletto, figlio di Desiderio, fattore di Todero (che ruba a sua insaputa). 

Gregorio, il servitore, e' l'unico che, a testa alta, non si lascia intimorire dalle invettive dell'orrendo padrone e si prende il gusto e la rivincita di burlarsi di lui.

Marcolina trama alle spalle del vecchio per maritare la figlia al gentiluomo Meneghetto, aiutata in questo dalla "zermana" di lui, Fortunata. Si prodiga in tutti i modi affinche' Cecilia, sua cameriera, si sposi con Nicoletto, del quale peraltro e' segretamente innamorata. L'opera si ricomposizione del puzzle degli amori e degli averi e' cosi' completata.

Le comari, come sempre nel teatro di Goldoni, loquaci, scaltre e strategiche, raggiungono il loro scopo lasciando con un palmo di naso il vecchio Sior Todero brontolon.

postato da: mary17 alle ore 15:41 | Permalink | commenti (4)
categoria:vita, venezia, teatro
lunedì, 18 febbraio 2008
Teatro Verdi, 16 febbraio 2008

TEATRO VERDI (PN), 16/02/08

Un'enorme tenuta che va in malora, un giardino di ciliegi che una volta all'anno, nel mese di maggio, quando ancora la neve non si e' disgelata del tutto, si copre di fiori bianchi e diventa un frutteto delle meraviglie, il primo per grandezza di tutta la Russia, fonte di sostentamento, orgoglio e vanto, simbolo di rimpianti, speranze e sogni. Ogni anno il ciclo delle stagioni si compie, e ogni anno, il giardino ritorna a fiorire, ricomincia la vita. A contemplare questo miracolo di madre natura, per l'ultima volta, riuniti nel salotto della grande casa d'infanzia,  i personaggi della commedia scorgono il tempo inesorabile che passa e l'approssimarsi di una resa dei conti col proprio futuro. Lo spettacolo, organizzato con la collaborazione dell' Associazione Teatro Pordenonese e' un omaggio al Teatro dell'Elfo, che compie 35 anni di attivita'.

".....il teatro deve tornare (o continuare) a essere un luogo che produce senso, dove ritrovare un filo possibile nella conoscenza di se' stessi e del mondo, dove tornare a essere, almeno per qualche ora, comunita'.Il teatro deve riscoprire la sua funzione di antichissimo e mai superato mezzo di comunicazione interattiva, deve cercare strenuamente di mettere a frutto il qui e ora che costituisce ancora la sua caratteristica rivoluzionaria...il teatro non e' linguaggio, il teatro e' un discorso. Il teatro e' dialogo, il teatro e' arte dell'incontro." Fernando Bruni e Elio De Capitani.

postato da: mary17 alle ore 15:38 | Permalink | commenti (11)
categoria:arte, foto, teatro, viaggi dellanima