Sior Todero, protagonista della commedia di Carlo Goldoni, e' un vecchio burbero, avaro all'inverosimile, che tiene in pugno, sottomessi al suo dominio implacabile, familiari e servitu' ossequiosi.
Piega sempre e comunque ogni evento a suo vantaggio, soprattutto economico, e si spinge fino a predisporre le nozze della nipote riottosa col figlio del suo fattore. Due piccioni con una fava:niente esborso di quattrini per la dote e un servo gratis in famiglia.
Le angherie piu' bieche riservate dal vecchio despota brontolone sono a carico del pavido figlio Pellegrin , uomo di scarsa personalita', assertivo e codardo, che, per non contraddire il padre se ne lava le mani, limitandosi a dire"mi no so gnente!"
La moglie di Pellegrin, la nuora Marcolina, e' di tutt'altra pasta, donna coriacea, di carattere, e non si accontenta certo che la figlia Zanetta sposi Nicoletto, figlio di Desiderio, fattore di Todero (che ruba a sua insaputa).
Gregorio, il servitore, e' l'unico che, a testa alta, non si lascia intimorire dalle invettive dell'orrendo padrone e si prende il gusto e la rivincita di burlarsi di lui.
Marcolina trama alle spalle del vecchio per maritare la figlia al gentiluomo Meneghetto, aiutata in questo dalla "zermana" di lui, Fortunata. Si prodiga in tutti i modi affinche' Cecilia, sua cameriera, si sposi con Nicoletto, del quale peraltro e' segretamente innamorata. L'opera si ricomposizione del puzzle degli amori e degli averi e' cosi' completata.
Le comari, come sempre nel teatro di Goldoni, loquaci, scaltre e strategiche, raggiungono il loro scopo lasciando con un palmo di naso il vecchio Sior Todero brontolon.








